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di Barkus

 

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Storie di FavelAdo

Quello controlla la boca, mi spiega, il punto vendita, e suo fratello ha il "Magazzino". Ah, faccio, come se fosse tutto chiaro. Mi chiedo se sono veramente suoi amici o se sono solo sospettosi della mia presenza nel tempio dello spaccio e dell'illegalità. Passa qualcuno con in mano una pistola o un fucile. Ad un certo punto udiamo qualcuno che grida "Polvere da 5, polvere da 20", mi volto ed ed è uno con una divisa della polizia, con un mitra a tracolla. Dà l'impressione di essere in mezzo alla guerriglia. "Meno male che stiamo protetti dalla forza pubblica".   No, dice Alex, qui la polizia non entra. "Ma quello..." Quello ha ucciso un poliziotto e poi si è messo la sua casacca.

 

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Il rosso mi fa cenno di seguirlo. Passiamo una serie di stretti corridoi bui che rasentano i muri, superando capannelli di controlli, e arriviamo alla porta della Stanza, dove una fila di persone vocianti chiede udienza. Le guardie armate hanno il loro daffare per tenere tutti indietro. Il rosso grida qualche nome, e la guardia alla porta lo nota e gli fa cenno di avvicinarsi: si scambiano un po' di urla e quello mi butta gli occhi addosso, come a cercare di riconoscermi, poi punta il dito e dice tu vieni. Mi infilo tra i corpi che aspettano e mi strizzo attraverso la porta. Al dilà la stanza è illuminata e piena. Donne, bambini, ragazzine, gerenti, guardie armate, omoni grossi e tutti con in mano una bottiglia, un bicchiere o una pistola. Qualcuno balla, guardando giù dal ballatoio, verso la sala gremita spaccata dai faretti colorati. Il rosso mi presenta ad ogni colonna, io stringo le mani e chiedo sempre, Tutto Bene? Con un sorriso beato alzando il pollice alla maniera brasiliana, distribuendo intorno una placida incoscienza che spero mi aiuti a portare a casa la pellaccia.

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Tutti mi vogliono offrire una bevuta, una fumata, una tirata. Ma io non fumo non bevo e non tiro e questo li lascia con un'espressione perplessa. Alla fine troviamo Biu, il festeggiato, il Capo dei capi. Attorno a lui quattro energumeni vestiti male che lo fanno sembrare ancora più protetto, nella sua giacchetta e magliettina. Sembra il ritratto di un Napoleone giovane, anzi di un Al Capone coi capelli ossigenati. Adagia su di me uno sguardo stressato e intelligente, che sembra osservare un mondo che rotola in fretta giù dalla vita e mi stringe la mano dicendomi "a vontade", a disposizione, forse mi crede un personaggio della mala italiana. Sorrido E anche a lui faccio IL pollice alto, "Parabens", Auguri, mentre mi dà una manata sulle spalle e se ne va, a condividere bevute e altro chissà, coi suoi luogotenenti, gerenti e vapori.

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Mi racconta la storia del Comando Vermelho, la prima organizzazione politicizzata di trafficanti nelle carceri, a riunire sotto una forte fratellanza i diritti di un mondo abituato ad affrontare solo meschinità e prevaricazione.  E’ il sangue sporco che nutre la nascita di decine di favelas, urbanizzazioni spontanee cui il municipio ha sempre rifiutato opere migliorative basilari, nel fronteggiarsi di due facce di Rio che si percepiscono senza guardarsi negli occhi.  L’altra città ascolta solo i “tiroteios”, le sparatorie frequenti come gli ingorghi del centro.  E le invasioni da parte di bande rivali, Amici degli Amici contro le brutalità del temuto Terceiro Comando per il controllo delle “bocche” di spaccio, o gli assalti delle forze di polizia corrotte che parteggiano per chi ha offerto di più sottobanco, e accettano di fare qualche ripulisti alla cieca pur di appropriarsi dei superquotati fucili da combattimento.

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Mezza dozzina di ragazzi scamiciati proteggono l'ingresso di un bar, lanciamo un altro saluto e ci infiliamo nell'ultimo cunicolo in salita.  Battiamo ad una finestra e il Play lancia un richiamo all'ennesima ragazza che gli apre la porta con un fagottino in braccio. Nonostante l'età i discorsi sembrano seri e carichi di inevitabili disillusioni. Un ragazzino di dieci anni raccoglie il compito di vigilare.

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Un modo di sentirsi meno segregati, discriminati, dimenticati. Per dirsi meno lontani dal resto del mondo che è altrettanto rapace nei suoi mille modi di sopravvivere. Per rifiutare qualsiasi facile preconcetto, compreso quello trafficante-uguale-derelitto.   E' un camminare con la violenza orgogliosa, dura e poi anche fraterna, perché un bandito farà una vita grama ma non è meno reale di un lavapiatti.  Esiste un modo di dire nell'accettare una sorte che spesso non ha scelta. E' il lato certo della vita errata.  Esiste un'etica di comportamento, una legge morale che accetta se stessa ma non dimentica i meno fortunati.

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Adesso gli danno fuoco, mi scopro a pensare. E io cosa faccio? Non posso muovermi non mi conviene dire niente, meglio se si dimenticano di avere un testimone. Poi il colpo imprevedibile. Il capo si gira verso di me e mi chiama. Vieni a fare una foto, fai una foto a questo schifoso. Le pulsazioni si mantengono sui soliti 55 battiti.   Mi osservo osservare e penso: ci voleva quest'imprevisto per ottenere il permesso di testimoniare qualcosa.

 

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Tiro fuori la macchina fotografica e succede l'ovvio: le batterie sono finite.   Per loro non è abbastanza, caricati da una tensione che poteva durare tutta la notte senza sfogo, adesso hanno il sacro fuoco che vibra assieme all'orgoglio, al diritto, alle armi puntate, adrenalina che fluisce accecata da chissà cosa.   Puoi filmare, puoi filmare.

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Se un trafficante in uno scontro muore l’organizzazione paga il funerale, in galera si mandano cibo avvocato e droga per sopportare il sovraffollato calore di venti persone nelle celle da sei.  Mogli e madri fanno resistenza ogni volta intorno alla polizia per impedire che portino i fermati al picco, dove è più facile farli fuori con uno spiccia fucilata.

            Conoscendo le abitudini di tutti é un continuo gioco mortale a guardia e ladri, dove tutti si buttano a fare la loro parte senza ritrosia.

            Le bocche create nell'asfalto, per facilitare i clienti delle zone residenziali, sono l’astuzia di un marketing che pesa i giorni di bufera e quelli di invasione.

 

MAX

 

 

 

(il racconto non è integrale,

copyright © 2007 max bonaventura

chiunque volesse leggere la versione integrale, può farne richiesta all'email max.bonaventura su gmail.com)

 

 


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Droga, omicidi, prostituzione, in un libro che svela un Brasile trasgressivo e inquietante, in bilico fra meraviglie tropicali e sorridenti miserie...

 

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