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b  l O g     m A x 

r a c c o n t i     i n     p a n t a l o n i     c o r t i

       s t o r i e    p e r    i l    b a m b i n o   c h e   è   d e n t r o   d i   n o i 

 

I l    S i g n o r e    d e i    C a n e d e r l i

 

 

C'era una volta un villaggio felice, dove la gente viveva in armonia con la natura, col sole e con il gorgogliare del ruscello del bosco. 

Tutti mangiavano i piatti tradizionali, uno dei quali era i Canederli. Ognuno sapeva farli a modo suo. Un signore in particolare li faceva molto bene, tanto che aveva molti amici che andavano ad assaggiarli a casa sua.

Ora, la cosa aveva preso così piede, che spesso c’erano dei confronti, e le donne del paese sentivano che molti dei loro figli, fratelli o mariti erano attratti dalla ricetta del signore dei canederli, tanto da preferire i suoi a quelli di casa propria.

Questo fatto iniziò a dar fastidio ad alcune di  loro. “Ma come, noi sgobbiamo sui fornelli dalla mattina alla sera, e i nostri uomini non ci danno nemmeno soddisfazione, e se ne vanno a mangiare quelli di questo bellimbusto?”

Una donna in particolare, grande e grossa, che aveva l’ambizione di esser stimata per la sua cucina, e che si vantava sempre di fare le migliori zuppe della regione, se n’ebbe a male, vedendo che quando cercava di incensarsi, non le davano più molto retta.

Prese la decisione di affrontare l’uomo, e lo disse un pomeriggio alle donne.

“Ci vado io da quel rovina famiglie, vedrete che abbasserà la cresta”.

Si incamminò a passo deciso verso casa sua, spalancò di colpo la porta e, con le mani ben piantate sui fianchi, lo apostrofò per bene: “Cosa credi di fare ai nostri uomini? Credi di cucinare meglio delle donne del paese?”

L’uomo non si scompose. “Amo cucinare, se qualcuno vuole gustare i piatti che preparo, c’è sempre posto alla mia tavola”.

Il donnone si spazientì. Nessuno in paese osava rispondergli così sfacciatamente.

“Smetti di fare canederli per la gente del paese, fatteli per te se vuoi, ma lascia gli altri in pace!” gracchiò.

Per tutta risposta, l’uomo mise un mestolo nella pentola e ne estrasse un po’ di sugo nel quale stava cucinando dei canederli, e lo offerse alla donna.

“Sto cucinando proprio ora, vuoi favorire?”
Il donnone, al sentire il profumo di quel brodo sotto le narici, quasi svenne. Era soave e inebriante, profumato e speziato. La giornata nuvolosa sembrò illuminarsi al passare di quel mestolo nella stanza. Ma non cedette e si riprese subito.

“Sono venuta qui con le buone maniere, ma vista la tua maleducazione, imparerai a tue spese che la sfacciataggine qui ha vita breve!” E se ne uscì sbattendo la porta.

Le cose non cambiarono molto. C’erano sempre dei deliziosi canederli nella pentola del signore. Passeggiando per la piazza il pomeriggio, le sue finestre mandavano un odorino invitante. La sera, con le luci delle stelle in cielo, era piacevole sapere che all’occorrenza un buon piatto di canederli era sempre disponibile per chi ne sentisse il desiderio.

Il donnone era furente per non aver ottenuto ciò che voleva. In più, il pensiero che qualcuno non si fosse piegato alle sue ragioni, la mandava su tutte le furie. Cosa avrebbero detto le amiche vedendo che aveva fallito?

Così un giorno si recò dal sindaco del villaggio e disse: “Questa cosa non può andare a vanti. Non possiamo lasciare che sia un uomo a cucinare i migliori canederli della regione. Sono certo che lo fa per mettere zizzania fra noi e i nostri uomini. Ora, a dire il vero lei di uomini non ne aveva mai avuti molti, il padre era morto da parecchio, un fratello se ne era andato a cercar fortuna all’estero da molti anni, e l’unico uomo che avesse provato a corteggiarla se ne era scappato dopo solo due giorni abbandonando persino due pedalini e una piccola piccozza. Da quella troncata esperienza, non aveva trovato ancora un marito interessato alle sue storie altisonanti. Per questo non vedeva di buon occhio quella concorrenza, che reputava sleale.

Fu così che, montando le altre donne del villaggio e rompendo le scatole al sindaco, fece in modo che il Signore dei Canederli fosse cacciato dal villaggio.

Il sindaco fu obbligato a recarsi a casa dell’uomo a dargli la triste notizia. “Vedi, disse, non è che tu abbia fatto qualcosa di sbagliato. E’ che, per il buon nome del villaggio, per mantenere la pace fra le donne di qui, sono costretto a chiederti di andartene”.

L’uomo non si scompose, non si arrabbiò nemmeno. Prese le sue poche cose e ne  andò nel bosco.

 

 

I ragazzi correvano nei campi, saltavano sugli alberi, giocavano a schizzarsi sul ruscello che iniziava al limitare del osco. Un giorno, un profumo intrigante li sorprese mentre giocavano a nascondino, Si addentrarono un po’ fra gli alberi e nella natura videro  una casetta di legno.

Si avvicinarono di soppiatto, la porta era aperta e un profumi delizioso ne usciva impregnando tutta la radura all’intorno. Cercarono di sbirciare attraverso la porta e scorsero un signore che cucinava dei canederli. Lui li vide e sorrise. Un ragazzo in particolare si fece coraggio e disse.: “Il profumo pare buono, i tuoi canederli sembra che ridano…”
“Grazie, rispose l’uomo, ne ho sempre qualcuno in più per gli animi buoni”.

Fu così che i ragazzi cominciarono a frequentare il bosco, e spesso potevano apprezzare le ricette del Signore dei Canederli.

Qualcuno al villaggio li sentì parlottare e dopo un po’ di tempo, anche i vecchi amici tonarono a trovarlo, felici di riprovare quelle delizie.

“Ma dove eri finito? Ci sei mancato, lo sai?” chiedevano alcuni, ingozzandosi di canederli.

Il signore rispondeva di rado, era solito sorridere, lieto che la sua cucina fosse gradita.

“Un piatto speciale, vive per la gente che lo sa apprezzare”, aggiungeva a volte. 

 

Come le altre persone, anche il donnone lo venne a sapere. Capì che non era bastato far cacciare l’uomo del villaggio. Pensò su un poco alla situazione, poi decise di passare a una nuova strategia. Era indubbio che quei canederli fossero più buoni di quelli che altri come lei erano abituati a cucinare da decenni. Per loro era ormai un’abitudine consolidata, ma a quanto pareva, qualcuno aveva trovato qualcosa di nuovo per renderli così appetitosi. Se c’era qualcosa di segreto nella preparazione di quei canederli lei lo avrebbe scoperto.

Così un pomeriggio si travestì da vecchia, prese un cesto sottobraccio e si diresse nel bosco fingendo di raccattare rami secchi. Con circospezione si avvicinò alla finestra della casupola. Il signore era lì, intento come sempre alla preparazione del suo piatto preferito. La donna si concentrò sulla preparazione. Lo vide tagliare il pane raffermo, aiutandosi con il coltello sbriciolarlo in pezzetti del diametro di circa un centimetro.

“Fin qui, si disse, nulla di nuovo. Io lo faccio anche meglio, il mio coltello è più grosso e più affilato…”

Lo vide collocare i pezzetti di pane nella terrina insieme al latte, alla farina, alle due uova che aveva sbattuto leggermente, ed allo speck. Aggrottò la vista mentre lo osservava amalgamare il tutto con le mani, fino ad ottenere un impasto denso e compatto. Poi prese uno straccio che si stava asciugando di fronte al camino e lo pose sopra la terrina, per lasciar riposare l’impasto.

“Ecco, si disse la donna, questa cosa mi è nuova. Io prendo un canovaccio dal cassetto, dove probabilmente è umido o sa di muffa.” Si fregò le mani soddisfatta. “Adesso ti ho in pugno!” si disse tornando a casa.

L’indomani organizzò una riunione con numerose personalità del villaggio.

“E’ ora di porre fine a questo mito del Signore dei Canederli”, disse. “Quello che ha fatto in tutto questo tempo è frutto solo di fortuna e sfacciataggine. Vi dimostrerò che non c’è nessuno migliore di me nella preparazione del nostro piatto tradizionale. E ho qui una nuova ricetta”. Seguì speditamente la preparazione lanciando occhiate compiaciute all’intorno, poi alla fine, prese orgogliosamente un canovaccio che aveva messo a seccare vicino alla stufa e lo schiaffò sulla bacinella. Preparò il brodo in fretta e furia impaziente del meritato successo e, quando tutto fu pronto, collocò alcuni canederli arrotolati a palla nel tegame. Il profumo pervase la casa, tutti erano in ansia. Lei rigirò i grossi gnocchi sogghignando, li seguì passo-passo nella cottura e alla fine… Paaaf! I canederli si spaccarono in due!

“Ahhhgg…!” Ululò isterica. “Maledetto…!”

La gente scosse la testa intristita e lei li cacciò in malo modo.

Doveva essersi sbagliata. Qualcos’altro doveva essere il segreto dei canederli.

 

Il giorno dopo si appostò nuovamente alla finestra della casupola nel bosco e osservò la preparazione con ancora maggiore attenzione.

Pane, latte, farina, uovo, speck, il brodo fatto con cipolla, due gambi di sedano, una carota, una patata, e… UN RAMETTO DI DRAGONCELLO….!!! Ecco qua. Sorrise raggiante dentro di se, dandosi dell’idiota. Si era soffermata così tanto sulla pasta, che non aveva capito che il segreto si nascondeva nel brodo.

Corse via come una lepre e si gettò a capofitto in cucina, questa volta da sola. Non voleva perdere tempo a organizzare un’altra riunione, era ancora irritata dalla brutta figura del giorno prima. Prese gli ingredienti e fece la pasta, mise il brodo sul fuoco, aggiunse alcuni rametti di dragoncello selvatico alla ricetta segreta e soffrisse nervosa i canederli, osservandoli son occhi spiritati alcuni minuti finché… Aghhh! Questi si ruppero di nuovo.

La notte passò tormentata. Inveiva in sogno contro l’uomo che aveva lasciato i pedalini, contro le amiche prive di amor proprio, contro il sindaco incapace di far rispettare l’ordine. Era un incubo che sapeva di cucina, di sfida e di insoddisfazione. Un incubo che la vide sveglia sudata e irritata al primo canto del gallo.  Anche quel girono naturalmente decise di tornare nel bosco.  Osservò il procedimento daccapo, vide che nella frittura finale veniva passato del … burro di… capra? Ahh.. ecco! Non burro di vacca quindi, come non averci pensato prima.

Ritornò a  perdifiato al villaggio, entrò come una furia in cucina e ripeté meccanicamente i movimenti, fino all’ottenimento di alcuni canederli che, con somma soddisfazione della donna alla fine non si ruppero.

Guardò fuori della finestra. Gli scuri delle finestre erano socchiusi, nessuno voleva farsi vedere da lei. La strada era deserta. Solo il postino stava terminando il suo giro giornaliero. Chiamò il postino con una scusa e lo forzò a mangiare il piatto appena cucinato, per averne un parere. Il postino, che era una persona per bene, non volle tirarsi indietro e timidamente portò un pezzettino di canederlo in bocca.

“Hai visto?” Disse raggiante la donna. “Sono ben fatti, sono interi, e sono speciali…!”

L’ospite obbligato era troppo educato per contestarla. Dopo il primo boccone, però, sorrise timidamente e disse che era indietro con la consegna delle lettere e sgattaiolò da dove era entrato, senza nemmeno aver finito il primo canederlo.

Il donnone si sedette sfinita sulla sedia, afferrò la forchetta e mise in bocca un intero boccone. Le lacrime le riempivano gli occhi, al pensiero di quanta frustrazione le era costato quella battaglia. Qualcosa però le parve provenire dal palato. I suoi canederli erano… come… svampiti, senza forza, senza personalità, quasi senza gusto. Capì perché il postino si era gentilmente eclissato. Si arrese all’evidenza. Il signore dei canederli era troppo furbo. Non avrebbe mai carpito il suo segreto spiandolo dalla finestra.

Una nuova determinazione la prese. Afferrò lo scialle e si diresse a passi decisi attraversando la piazza, fino al limitare del bosco. Le altre donne che stavano spiando ai balconi delle loro case la videro passare, angosciata e determinata, e decisero di seguirla. Arrivata alla casupola del bosco, una mezza dozzina di altre donne le erano intorno, a farle compagnia. Bussarono alla porta.

“E’ aperto, entrate pure”: rispose l’uomo da dentro.

Ovviamente, videro che stava preparando dei canederli, affondando le mani nella soffice pasta, mentre sorridendo le osservava in volto.

“Siamo venute a chiederti di dirci il tuo segreto…” esordì una di loro.

“Segreto? Tutte voi sapete fare i canederli da ben molto più tempo di me…” Rispose lui. E intanto continuava a impastare, zufolando una allegra cantilena.

“La canzone!”affermo all’improvviso un’altra donna, che evidentemente aveva anche lei spiato la preparazione dei canederli nei giorni precedenti senza riuscire a trarne alcun chiarimento

L’uomo prese una caraffa e versò l’acqua sulla padella per preparare il brodo.

“La fonte miracolosa del bosco…!” suggerì un’altra.

Il dragoncello, la mentuccia, la bacca sette sapori… tutte loro si sperticavano ad annotare differenze nelle preparazione della ricetta base, o a sottolinearne una personale interpretazione esecutiva. I loro occhi erano socchiusi nel tentativo di annotare, memorizzare, districare i segreti di una battaglia che le aveva rese isteriche e affannate, mentre un sordo desiderio di rivalsa riempiva i loro visceri.

L’uomo cucinò i suoi canederli e poi li servì ad ognuna di loro. Queste assaggiarono con rispettoso silenzio il semplice piatto, rievocando d’un tratto il tempo in cui le nonne e le mamme lo avevano cucinato prima di loro, assaporando la fragranza e la delicatezza di secoli di tradizione, rivedendo ad ogni boccone i bei tempi dell’infanzia, l’allegria dei giochi di bambine, le speranze della gioventù, i profumi e la lucentezza di una memoria chiusa da troppo tempo a doppia mandata nei loro cuori. 

 

Alla fine il donnone barcollando si alzò e, con le lacrime agli occhi disse:

“O signore dei Canederli, tutte noi abbiamo sofferto molto a causa di queste vicende. Siamo arrivate a odiarti, a odiare i nostri uomini e a odiare anche noi stessi per i nostri insuccessi.” La stanza era caduta in un religioso silenzio.

La donna continuò:” Ora ho visto che tu riesci a preparare ciò che noi non riusciamo più a fare, nonostante le giornate di dedizione, la nostra predisposizione naturale e sociale, sancita da secoli di diritti e rivendicazioni, studi e patimenti.  La nostra vita è infelice. Ti scongiuro, ti prego, dicci qual è l’ingrediente segreto che rende i tuoi canederli così appetitosi, così lucenti, così gioiosi…”

Si fece un silenzio attento, nel quale pareva di sentire solo il battito delle ali degli uccelli del bosco, il soffio del vento fra le fronte, il pulsare del sangue nei loro cuori.

“Nessuna erba strana, nessuna acqua misteriosa, nessun dovere o diritto,o trucco segreto”, rispose il signore dei canederli.

“L’elemento essenziale è l’amore…

 

 

 

f i n e

 

 

 

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d e l    30    giugno   2 0 1 1