Mappa del sito   .    Blog   .   Brasile    .   Vagabondaggio   .   Foto   .   Viaggi   .   Procedere a scatti    .  Libri   .   Contatti

 

HOME

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rio de Janeiro

 Nordeste

Salvador

 

 

 

 

 

 

 

 

 

         

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

avventure di viaggio

 

 

Dubai - Hong Kong

Hanoi

 

era il 2000.

L’idea era di andare a vedere come se la cavasse la regina asiatica appena dopo la fine della sua storia come protettorato inglese e la restituzione alla Cina. Sarebbe stato il ponte che traghettato il Celeste Impero fra le Grandi Economie Mondiali?

 Il primo impatto in Asia sono stati gli occhi a mandorla, ovviamente. Ma anche la tecnologia: non ero certo di cosa avrebbero letto i miei followers, dato che le tastiere asiatiche sono piene di geroglifici e non si trovano gli accenti. Quando vuoi battere la “è”, facile-facile ti esce un punto interrogativo, se non di peggio.

Dubai. Non è un`esclamazione seccata di una bolognese di origine rumena. E' la capitale di UAE, Emirati Arabi Uniti, una sigla con ambizioni da superpotenza. Forse volevano copiare l'effetto ponderoso degli Stati Uniti. Per alcuni particolari ci sono riusciti. La grandezza e la maestosit? delle ambizioni, ad esempio.

 

E i simboli di tale sforzo. Forse è meglio parlare di SFARZO.  Già la sua compagnia aerea fa una figura rispettabile. Con gli aeromobili dall'età Media inferiore alla metà di  quella delle altre compagnie di bandiera, i pasti serviti da una organizzazione gastronomica che ha più dimestichezza con gli alberghi a cinque stelle che con le mense aziendali, oltre naturalmente al  televisore a cristalli liquidi per ogni posto a sedere, con gli schienali che alloggiano videogiochi e telefono anche in classe turistica, ti domandi se tutto questo faccia parte di una qualche promozione a fondo perduto. Poi arrivi all'aeroporto di Dubai (assieme alla bolognese rumena). Una specie di sommergibile nucleare in mezzo al deserto, dove lo sfarzo sembra intimidire anche i Rockfeller. L'oro nero naviga a fiumi da queste parti, e pure l'oro giallo, forse per la solita promozione a fondo perduto che spinge a far rimanere Dubai il duty free più esclusivo del mondo. Fatto sta che qui vedi la gente acquistare oro alle bancarelle munita di carrello da supermercato. Io sono invece attratto dalla solita promozione a fondo perduto. Una Porche messa alla lotteria del mese. Solo con mille biglietti a disposizione. Considerato che da noi costa quasi duecento milioni, un biglietto costerà Minimo duecentomila lire. Una probabilità su mille è molto accattivante. Leggo l'elenco dei vincitori nei mesi scorsi di questo 2000.  Sudafricani, giapponesi e sauditi, americani e svizzeri, coreani e libanesi, ma nessun italiano.  Al ritorno ci farà un pensierino. Il resto del paese conferma a sua vocazione di oasi dorata. Un golfo delle meraviglie con pochi grattacieli, ma ognuno degno di comparire al Guggenheim Museum of Modern Art, strade che imitano alla perfezione l'opulenza dell'immaginario sugli sceicchi, Mercedes lunghe il doppio che percorrono strade pulite e lisce come le cosce di un cammello rasato da poco. Il paragone è d'obbligo, dato che di donne qui non se ne vedono molte.  Forse saranno tutte nascoste dietro i vetri scuri delle limousines.   Nemmeno al mio albergo ne incontro una. Forse perché do scelto un'oasi tra laghetti artificiali e sabbie roventi e qui, come tutti oramai sanno perfettamente, l’unica alternativa a certe esigenze è proprio il cammello.

Dubai, la città degli emiri non mi ha dato l’ebbrezza della vittoria sulla morte. Un deserto in costa del mare, dove la maggiore occupazione è dimostrare quanto ricchi sono. Non a caso il loro orgoglio è il Golf Club, per il quale spendono l’equivalente dl bilancio di dieci golf europei solo per l’innaffiatura.

 

            Seguo per Hong Konk, l’atterraggio al nuovo aeroporto progettato dall’architetto italiano Renzo Piano non mi smuove sentimenti nazionalistici. Il giro della città, dall’isola HongKong alla costiera Kowloon fino ai Nuovi Territori si rivela asettico, pieno di curiosità da cartolina. Il Victoria Peak, i fumanti banchetti del cibo all’aperto, il ristorante panoramico, il giro nella giunca ad osservare lo skyline americanizzante. Poi la gente non sa dirmi di se stessa se è cinese o britannica, tutto è sospeso in un honkonghese che non è più identità ma solo attesa. Così il grigiore del cielo si trasferisce su di me che cerco la prova di essere in un’altra parte del mondo, lontano dall’Europa. E mi scopro seduto in un giardinetto a lato di un quartiere popolare che sulla brulicante Nathan Road affaccia le sue migliaia di stanze consumate dallo smog, dall’umidità, con migliaia di ventole di condizionatori attaccati all’esterno come api attorno all’alveare. E scopro che la cultura cinese od orientale è sempre stata una marmellata di moltitudine. Mi sogno una colonia di secoli fa e la scopro identica a quella che vedo. Nessuno che si preoccupa dei fumi, degli odori, della congestione. Tutti parlano e si muovono accettando un percorso che non deraglia mai dalla laboriosità indaffarata e priva di ripensamento. 

 

            Evado verso un'altrettanto caotica Hanoi sperando di sparire presto all'interno di qualche perduta foresta lussureggiante o un'isola lontana. Il Vietnam promette di inghiottirmi dentro la sua sconfinata gioventù economica. In breve tempo le strade dei conglomerati umani mi ripropongono la medesima immagine di un’Asia che non demorde dal suo ruolo caotico e vettoriale. Tutto sembra prendere direzioni veloci ed avanzate che convivono con il rifacimento di una tradizione che non può venire dimenticata. Tecnologia in vendita nei nuovissimi ed immancabili Centri Commerciali che sembrano voler divorare ogni esiguo guadagno proponendosi come illusione di modernità a buon mercato. Gradisce questo sogno? Lo consuma qui o glielo incarto? Vedo le speranze di sempre riproporsi come le spire di un serpente. Non è il dragone cinese della simbologia, è un nuovo morbo di cui non vedi la potenza finché non smetti gli occhiali del pittoresco.  Molto meglio scoprire che alcuni usano ancora il pallottoliere nei negozi delle onnipresenti China Town.   Dignitose e affrettate tradizioni guardano in faccia l' improvvisa e povera modernità.   Sembrano accompagnarsi in ogni sguardo assieme agli infiniti odori di pesce seccato e disidratato dei mercati. Solo i padroni di sempre erigono le loro cattedrali imponenti alte cento piani, in ferro e vetro, nei distratti asettici e protetti delle downtown.  Sono le banche e le mafie multiformi, che investono in un'economia ancora inesistente i proventi che i mercati occidentali potrebbero non accettare. Non ancora. Una volta acquistati palazzi, appartamenti, attività generiche basta aspettare qualche anno e poi rivenderli anche in perdita. Le porte dorate degli ambienti internazionali saranno allora disposte ad aprirsi.   

            Mi rimane la sensazione di essere un curioso che non si accontenta di vedersi una videocassetta nel televisore di casa. Lo sforzo che faccio per sentirmi interessato vale solo i soldi che pago per capire che a loro, lì, non importa nulla del mio pittoresco giro di ispezione.

 

            Solo i contatti occasionali, preziosi ma fugaci, mi donano un po’ di resurrezione. Mod mi racconterà, seduti in un bar di Saigon, come scappò dal lavoro di guardia del corpo di un boss della mafia che gli aveva ordinato di uccidere il suo migliore amico perché aveva sottratto un pane di droga in un trasferimento dal Laos.   Mi dice che, chissà perché, non se l'era sentita di portare a termine quell'ennesimo incarico, ed era dovuto fuggire anche lui.  Mi mostra i tatuaggi colorati di cui va fiero, ride quando gli tocco delle cicatrici, tre, su avambracci e collo. Pallottole. Noi con lo stesso spirito possiamo parlare solo delle esperienze del liceo.

            Poi l’isola di Nha Sui Trang cercherà di propormi un riposo tra le sabbie del Buddha dorato, ma la pioggia rovinerà la festa. Mi rimarrà la scoperta di un’oasi protetta dove le tartarughe giganti vengono a deporre le uova, in un arcipelago che vuole scacciare gli zingari di mare per aprirsi al business occidentale dei Parchi Nazionali. Questo mi fa pensare ad un mondo che vuole scambiarsi i posti a sedere. Poveri che cercano gli strumenti affaticanti dei ricchi, e ricchi che si accaparrano i posti incontaminati dei poveri. In mezzo, la macchina logora e produttiva di tutti coloro che tirano avanti, da est a ovest, verso un sogno che si macchia sempre più di spreco.

            Non lo so perché cerco questi punti di vista. Non lo so perché mi ostino a tenere gi occhi aperti senza posa. Ma mi viene il sospetto, a volte, che se ride bene chi ride ultimo, qualcuno abbia già riso.

 

max 2000

qui il Vietnam del 2014

 

Viaggiare

Vietnam e voglia di dollari

Tunisia post-rivoluzionaria

Istanbul porta d'oriente

Ostaggio di un monaco in Cambogia

Visitare Rio in tre giorni (e poi...)

Le Cascate Yguaçù

Londra 30 anni dopo

Venezuela: Arma e mire presidenziali

Aruba. Tra mafie e militari

 Asia, avventure in Vietnam e Hong Kong

Viaggiare è indispensabile per un giovane

il Tempo verticale

Viaggiare leggeri

Giro dei bàcari veneziani

Venezia Low Cost

Venezia nascosta

Visitare Marrakech

Avventure in Marocco

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

sAlta al blOg

viaggiare  sicuri

 

Leggi anche:

Come prepararsi

...annusa, conosci...

Travel Tips, i Consigli di Viaggio

Il concetto di favelado

il Potere d'acquisto Bras

Salvador : sputi compresi

Brasile da bere

Orgoglio bandito

cosa mi piace del Brasile

Carnevale di Rio

Gastronomia di strada

Procedere a "scatti" vicende fotografiche

oppure vai all'archivio:

Mappa del Sito

 

 

 

max.bonaventura@gmail.com