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In Memoria di PapÓ Roberto
 
 
 
 
 

 

 
   

 

       Mi trovavo a Guarabira, paesello dell'interiore dello stato di Paraiba, nel profondo nordest brasiliano, alla ricerca di ricordi e immagini dell'infanzia di un bambino che fino ai 12 anni non aveva conosciuto la madre. Abbandonato alle cure di una nonna, correndo fra le stradine acciottolate per sfuggire alle ingiurie e alle sassate dei vicini di casa. Ognuno ha pesi e recriminazioni da fare, ma ho imparato a non contare sui confronti.

 
La telefonata mi ha raggiunto lÓ, fra le onde incerte che rimbalzavano da ripetitore a ripetitore.
La notte del 17 marzo papÓ Ŕ passato a miglior vita.
 
Lieve come ha vissuto se ne Ŕ andato, senza voler pesare molto.
Ricoverato in una clinica da diversi mesi, la notizia non era inaspettata, ma quando succede sembra che sia sempre troppo presto, troppo improvvisa.
 
Ci rimane la sensazione di specchiarci in qualcosa che era parte di noi.
Ricordo la timidezza con cui entrava nela vita altrui, e le storie romanzate. I suoi racconti erano ripetitivi, unica concessione ad un passato di sofferenze come solo i nostri padri possono aver vissuto.
La malattia della madre, le terre della famiglia, la scelta di andare in guerra volontario, 
Credo che ognuno di noi abbia un compito e un contributo da lasciare. Nel nostro Dna rimangono le sue paure di essere imprigionato a scuola, la prigionia in guerra e le storie di quando guidava il camion di munizioni sotto il fuoco alleato. I suoi tentativi di modificare la realtÓ  a parole, raccontando un mondo cosý come lo avrebbe voluto.
 
Osservarlo mi ha detto molto su me stesso, simili come lo possono essere un padre e un figlio maschio.
Siamo il passo necessario affinchŔ la vita proceda, nonostante le nostre paure.
Il passato va marchiando presto il cammino che faremo, alla ricerca di una redenzione che spesso dice qualcosa solo a noi stessi.
 
La nostra memoria Ŕ piena di immagini che riteniamo pesanti, come quella del bambino che visse i suoi primi dodici anni a Guarabira, dimenticato dalla madre.
Ma il pi¨ delle volte sono gli strumenti e il marchio di un progetto che riusciremo a edificare solo noi, una sfida ad accettare ci˛ che siamo, ci˛ che portiamo al mondo come contributo.
 
Cammina nelle montagne alte, papÓ, colora le tele di una libertÓ che ora nessuno ti pu˛ negare.
E' l'abbraccio che non ti ho potuto dare.
 
Tuo figlio Massimo.
 

 

 

 

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