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viaggi  - Asia 8 Cambodia

 

 

 

Phnom Penh e le gioie del riverfront

 

      Seduto sul muretto del riverside, sotto la bandiera dello Zimbabwe, con ai piedi alcune banconote stracciate da 100 dollari fasulle, poiché sembra  che bruciarle per il rito cinese del nuovo anno porti bene, osservo i bambini che giocano a casetta sulla riva, mentre vicino passava una barca in orizzontale con dei ragazzi che tentavano di pescare qualche pesce. Il puzzo degli scarichi mi accompagna in tutte le strade laterali, disordinate e sporche, ad eccezione di quelle centrali, pulite e grandiose.

      Ogni tanto davanti ai tavolini del mio B&B riappare il mio mototaxi improvvisato. Neanche ricordo il nome del ragazzo. Mi aveva fatto da guida taciturno e disponibile per quattro giorni. Mi aveva raccontato di essere stato il chela di un tempio, perché questo gli dava modo di leggere e studiare; in quei giorni dormiva spesso sul sedile posteriore di un tuk tuk, soprattutto quando tardava la sera e trovava chiuse le porte della pagoda. Da lui appresi i gusti alimentari cambogiani, le zuppe di sera perché devi rifarti lo sperm, i sacchetti di frutta e salsiccia di strada che usava portare al fratello parcheggiatore di un grande hotel. Fu una di quelle sere che assistetti alla baruffa fra la donna e il conducente di tuk tuk. 

 

     Alla Khmer Sauna a vapore vicino al mercato di Msao Tse Toung ebbi modo di vedere le tattiche di approccio dei giovani che praticano le loro attività nei gym, si dedicano a internet, ai massaggi, o si strusciano fra loro nello scuro della steam room, la stanza pregna di un’umidità bollente per poi appartarsi nelle stanzette oscure del terzo piano. Non mi aveva mai fregato, la guida, aveva accettato il molto o il poco che gli offrivo senza commentare.

    Non amavo quasi nulla ormai dei rituali sociali, delle persone cui si deve rispetto per educazione, perché spesso diventano un’arma a doppio taglio. Nemmeno l'erotismo è più solo godimento, ma motivo di studio, di iterazione, di umana sorpresa. Partecipo per curiosità, osservandomi dall’esterno, ma non con trasporto, perché la conoscenza responsabilizza e muta l’essere, lo promuove a livelli successivi per cui l’ingenuità viene cucinata per diventare sofisticatezza. O forse semplicemente mi sono stancato della gente, dei vizi sfacciati, i bisogni scontati, le voglie pesanti e i desideri repressi, le pretese furbe di ogni latitudine. Forse dell’ignoranza senza punto di arrivo se non quello di tirare avanti, cercando di estorcere sempre qualche rapida risorsa. A forza di guardare rischio di vedere troppo.

      Per quanto mi riguarda, ho smesso le preghiere serali del catechismo da molto tempo, perché mi lasciavano in uno stato di torpore spirituale, sospeso in una protezione incosciente. La ricerca di una battaglia individuale per la conoscenza, ardua e pericolosa, mi aveva in seguito riempito di botte spirituali e fastidiose escoriazioni, ma ora ogni tassello della consapevolezza era finalmente cinto da una protezione autorevole. Finalmente scevro dai sensi di colpa, come dalla necessità di essere accettato, ritrovavo un legame spirituale in ogni latitudine religiosa, le orazioni in ogni incontro, la comunione in ogni sorriso di strada. La sintonia non essendo più un ritornello ma una riscoperta. Almeno sapevo dove stava di casa.

      Rimanere sul lungofiume a leggere senza la pressione del pranzo mi rilassa, nonostante siano le due del pomeriggio. Ritornato in Italia,  dovrò alzarsi presto, per godere di più tempo per fare esercizi, scrivere e arrivare con fame a mezzogiorno. A casa preferisco rimanere isolato, per non essere obbligato a immergersi nello stile di vita locale, nei pensieri abituali ai quali cedo per lontananza dal resto di quel mondo pulsante che ormai è oltre le ali.

 

      In qualsiasi luogo, un angolo pacifico mi aspetta per fare silenzio intorno al mio sguardo. Ascoltare il tempo immobile aiuta spesso a percepire una singolare piega. Coscientemente o meno, uno scrittore sa cogliere i segni dei tempi a venire, perché vergati nel presente, negli umori, nelle speranze disattese, come cavalli imbizzarriti sospinti attraverso una gola. Probabilmente grazie alla attenzione verso le cose che vogliono capire e descrivere, per il desiderio di spingere lo sguardo oltre i rumori e vedere dove portano i rivoli di pioggia che scolano nei pertugi del marciapiede. Numerose sono le storie nascoste nei vicoli senza luce, innumerevoli, in attesa di essere raccolte, ascoltate, raccontate. Lo so, mi è diventato piacevole girare il mondo con l’orecchio teso, lo sguardo pronto, la mente aperta, il pollice della mano destra fra l’indice e il medio stretti a pugno, a creare un’arma grossolana di autodifesa contro l’imprevisto degli anfratti oscuri. Le storie hanno lo stesso la voglia di emergere, ma spesso occorre ripulirle dalla brutalità della propria ignoranza, perché la gente non sa cosa dire, desidera solo un altro momento di vita, una carezza. O essere protagonista, incapace di concentrarsi abbastanza da scorgere la differenza fra notizia e pattume. Oppure ti danno subito quello che cerchi, abbagliandoti col riflesso della tua stessa cecità, come lo stagno ha fatto con Narciso. Da molto tempo ho abbandonato l’illusione di essere determinante, importante, famoso. Vivo solo per alimentare la mia curiosità, ho schivato con difficoltà i macigni portati sulla strada dalla ricerca di consenso, sono riuscito a non schierarmi, perché l’intellettuale non dovesse essere cortigiano, ma fare le pulci alla realtà presente, al potere, al conformismo come scorciatoia, esercitando una funzione di stimolo, rifuggendo l’immobilismo pericoloso insito nella tranquillità e nella soddisfazione. E' tutta letteratura il mondo, meditazione e vento, strati di natura paralleli, dimensioni coesistenti.

      I buoni maestri hanno sempre spinto a capire la vecchia lezione e l’allievo dovrà sempre imparare ad affinare le armi del silenzio, dell’isolamento dalle pulsioni egoistiche, fino a far spazio all’accettazione, alla saetta dell’intuizione che si propaga nella mente priva di piagnistei viziati, fino a rendersi contro dell’immenso potere che la suggestione ha assunto nella vita della gente, e imparare che dobbiamo essere noi a dare forma alla realtà, e non la realtà, con le sue illusioni e i suoi inganni, plasmare i nostri sogni e impedirci di viverli davvero. Perché, come il gabbiano Jonathan Livingston, se solo lo vogliamo, possiamo essere tutti liberi di volare.

 

 

gennaio 2014

 

 

qui l'inizio del reportage    Asia 1 - Istanbul

 

  Turchia - Istanbul   Vietnam - Saigon province - Ho Chi Minh City -  Mekong River
  Cambodia - Phnom Penh - Siem Reap - Angkor Temples - Prahear province   Laos - Vientiane - Luang Prabang
  Bangkok - Chiang Mai - Koh Larn - Pattaya   Malesia - Kuala Lumpur

20 - Thai Suggerimenti per Bangkok e Chiang Mai

 

 

Visitare Marrakech

 

 

 

 

 

  Asia 1   -   Istanbul, porta d'Oriente

  2 - Vietnam: cappelli a cono e voglia di dollari

  3 - Vietnam : sorrisi e mine anti-bambino

  4 - Indocina Mon amour e disfatte coloniali

  5 - Vietnam  :   profferte e conti della serva

  6 - Mekong  :   il Bel Danubio giallo

  7 - Cambodia : corruzione a Phnom Penh

  8 - Phnom Penh : le gioie del woterfront

  9 - Cambodia: non mi fregare, monaco!

  10 - Cambodia: pallottole benedette

  11 - Siem Reap   :    Pub Street

  12 - Laos   :    Luang Prabang

  13 - Thai   :   Chiang Mai

  14 - Thai  :  Bangkok

  15 - Thai  .  Pattaya

  16 - El Nido : Le spiagge filippine

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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