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viaggi   asia 9 - cambodia

 

 

Non mi fregare, monaco!

Ovvero la benedizione delle pallottole

 

 

 

     Il destino prepara il suo gioco in anticipo, già mescolando le carte. Alzata alle 8:00. Colazione in Guesthouse, devo essere pronto per le 9, così il tuk tuk viene a prendere me e un altro turista che ha prenotato un posto verso Siem Reap sullo stesso pullman. Questo spiega perché erano restii a vendermi il biglietto più tranquillo delle 11 da me scelto!

    Approfitto per chiedere se conoscono una guest house simile anche a Siem Reap e salta fuori che anche lì, ovviamente, c’è un cugino che lavora nel ramo. Niente paura, mi assicurano, al tuo arrivo troverai qualcuno col cartello MAX ad attenderti. Perfetto. Quando salgo sul motorino e carrozzella, trovo un francese smilzo con la gola operata, che parla gorgogliando. Il guidatore ci scarica in una stazione di autobus indicandoci delle panchine di cemento gremite di gente. Ok, ci dirigiamo, parlando del più e del meno, cecando di capirci fra inglese, francese e soffi strozzati. Nessuno ci avvisa, ma dal movimento dei mezzi capiamo che qualcosa succede. Quando troviamo un addetto, rigorosamente parlante madrelingua cambogiana e gli mostriamo i nostri biglietti, ci indica uno sportello. Facciamo la fila, presentiamo i biglietti, sguardi sorpresi, controllo del biglietto da parte di due, poi tre addetti. Parlottano fra di loro, qualcuno indica verso la fila dei pullman, sarà che ci hanno rifilato qualcosa di fasullo? Quando alla fine arriva una signora che spiaccica due parole di inglese, veniamo a sapere che il nostro autobus è già partito!

    Perfetto, tanta preparazione per nulla. Il bus delle 9.30 se n’è andato piatto-piatto senza di me e il francese, senza un avviso, senza un sospiro. L'ho perso per starmene a parlare con uno straniero come me, incarnito nel terreno nemico, una delle rare occasioni per rifarmi della solitudine del turista, illudendomi come capita solo a noi occidentali che qualcuno sarebbe venuto ad avvisare noi privilegiati che il pullman stava partendo. Insomma, nessuno aspetta noi, devo smetterla di cercare di focalizzare il mondo che voglio, di interessarmi a tutto, di farmi coinvolgere; devo stare sveglio e vigile, cosa che un incontro appanna, dovrei starmene fra me e me e il panorama imprevisto, com’era l’intento iniziale di questo viaggio. Non mi serve nemmeno dannarmi a girare il mondo, a dirla tutta. E’ una alternativa per impegnare il tempo, per meditare lontano dall’anestetico della routine.  Anche se non sono ancora completamente a mio agio, devo lasciare che il tutto si sedimenti, fino a deflagrare in pura consapevolezza. Non ci tocca che sperare nel prossimo, quello delle 11.45. Seduto sulla panchina di cemento, non mi rimane che tirare fuori il mio ebook e dedicarmi a ciò che più mi si addice: l’attesa. Quando finalmente saliamo sul bus in partenza, provo il rammarico di sapere che non ci sarà nessuno ad attendermi. Avendo imparato che nulla accade per caso, un leggero sospetto si insinua nel confuso anfratto della mia coscienza: a cosa mi sta preparando il fato?

    La strada per Siem è una striscia di asfalto fra due ali di terra, ci si sposta al passaggio di altri mezzi, nebbia rossa in Val cambogiana. Allagato della strada di aprono sentieri il cui ingresso è un portale khmer di pietra grigia. Lentissimo e sobbalzare il bus, con Wi-Fi nullo, ci fermiamo dopo le prime 2 ore per uno spuntino. Banane caramelle 2mil,  ananas intagliato 1200. Forse una vita normale vi può vivere solo nei paesini, nella campagna. Non nella città, che è competitiva, seduttrice e corrotta.

    Alla seconda sosta in un ristoro di strada che ha si molti bagno fatiscenti, ma non l’acqua, scambio due parole con un monaco che viaggia con noi. Gli chiedo se ci sono numerosi hotel a Siem Reap, perché il disguido mi ha privato dell’unico contatto in loco. Mi dice di non preoccuparmi, lui ha un cugino (sic!) che verrà a prenderlo, che conosce tutti, anzi già lo chiamo per dirgli che trovi una soluzione, va bene? Hai progetti? Nessuno, mi organizzerò lì. Allora poi magari se vuoi potrai accompagnarmi in un giro che faccio verso la ia pagoda, in una provincia al confine con la Thailandia, in zone rurali. Up to you, aggiunge. L’alternativa mi solletica.

    Asia luogo ameno, coerente con i luoghi comuni: qui i bambini hanno la faccia di Chun di Indiana Jones e gli adulti hanno le sembianze di un giovane Michael J.Fox.

    Arriviamo che è buio pesto. I tuk tuk aspettano come falchi. Io li snobbo, perchè tanto so la protezione del monacp. Poi il tempo passa e lo vedo incerto, attaccato al cellulare... Saliamo su un fuoristrada che si riempie di gente, sto dabanti con il mio zaino sulla gola, giriamo giriamo e tutti parlano, l'autista mi pare allegro in modo sospetto...

    Ci scarica non so dove, alla fine il monaco mi chiede di pagare al taxista 10 dollari per il giro dell'isolato assieme ad altri 4 clienti. Itay firend friend… Più 2 di mancia, dice, perché non ha resto di 20. E' quello che avevo pagato per 7 ore di autobus.  L'ora tarda, l'incertezza, la facilità con cui il monaco dispone del mio portafoglio, il patto che già chiarisce che lo straniero paghi sempre, già mi girano. Col cazzo, cambogiano di merda.

 

 

    Finiamo nel magazzino di auto rottamate della sorella. Il monaco aveva promesso che veniva a prenderlo un amico e non è successo, diceva che conosceva guest houses per dormire ed è andata buca, c’è il nuovo anno cinese, troppi turisti dice la sorella a mò di scusa. Che me ne faccio io delle scuse?

    Dopo molto aspettare in quella specie di garage all’aperto, propone di farmi dormire lì, organizzeranno un letto. A sto punto mi va bene qualsiasi cosa, poi domani vedremo. Così ci stendiamo in una specie di giaciglio in legno, rifiuto un ventilatore e meno male che troviamo una zanzariera, mentre l’immancabile teatrino di santi buddisti lampeggia sulle nostre teste come un luna park. Dormire risolve, non mi incazzo. Parliamo un po’ del suo essere monaco, mi lega un filo rosso al polso dopo averci soffiato ripetutamente sopra, e aver sciorinato la sua cantilena. Protegge, come tutto protegge secondo lui, compresi i tatuaggi di santi buddisti che si inoltrano nell’immaginario hindu.

    Ho abbandonato il mondo conosciuto e ogni contatto per seguire un monaco pazzo che mi porta in giro allo sbaraglio nella notte. Non so se ho un posto per dormire, ma in compenso ho uno straccetto portafortuna coi golden fish disegnati. Lì, nello sgabuzzino, sopra una piattaforma di legno con stuoia, non mi pare di stare tanto male. Ho già iniziato ad accettare l’inizio di una avventura inattesa, sono pronto, mi lascio trasportare da un destino che parla solo asiatico. Poi basta, vengo sopraffatto dalla stanchezza per la lunga e perigliosa traversata delle lande cambogiane e crollo come un chela protetto dal suo monaco, in un sonno duro e consolatore.

    Vengo svegliato alle sette da musica cambo-disco.

 

 

    Il tuk tuk per fare il giro dei templi di Angkor se ne esce fuori con una richiesta di 25 dollari anzichè 15 perché è sempre il nuovo anno cinese. It’s ok, mi rassicura il monaco. Siamo alle solite. Ci dirigiamo verso le rovine con tutti i miei bagagli al seguito. Per strada, incrocio gli onnipresenti missionari mormoni con caschetto a scodella e mascherina antismog.

    Angkor Thoi, un reame di Angkor che mi riporta alla mente piazza San Marco. 40 dollari ticket per visitare i templi per tre giorni. Coda di un milione di persone, sul biglietto ti fanno anche la foto, così non li freghi mentre loro fregano te. E pensare che a Venezia ancora ci rimpalliamo con la polemica di mettere un tiket di ingresso ai turisti...

    Giri, salite, discese, gradini, foto, moltitudini, camminate in una estensione enorme di templi laghi e pagode che si dipana in oltre 400 chilometri quadrati di rovine. Alla fine sosta per mangiare. Bene, pago per tutti ovviamente, monaco e autista del tuk ruk, all'unico ristorante di lusso, 10 dollari a testa. Alle 11.30, perché il monaco non può mangiare fuori mezzogiorno. Ma perché non siamo andati in quei street food che circondano le strade sotto gli alberi? Nella sua squisitezza il monaco ha percepito che sono un ricco occidentale e vuole farmi sentire a mio agio. Up to you, mi propina sempre di fronte all’unica soluzione proposta. Quando mi libererò di tutti e resterò da solo sarà sempre troppo tardi. Disorganizzazione, l'unico ristorante turistico carissimo, senza sapone ne carta ne salviette in bagno.

 

 

 

    E poi la bufala delle offerte a Budda, templi e statuine ad ogni anfratto, con gente che ti chiede di toglierti scarpe e cappello, ti da un incenso in mano e poi ti impende di lasciare una offerta. Mi era già capitato di vedere un guardiano di tempio intascarsi la mia offerta, mettendola assieme a un pacco di dollari che teneva nel taschino.

    Alla sera finalmente mi dice che hanno trovato una stanza per due vicino al parco macchine della sorella, nella guest house Cheeo Lai cinese, 15 dollari la prima notte che prima mi avevano spacciato per 10 dollari, “ma c’è ancora il nuovo anno cinese” ah, si va bene, it’s up to you, ok, ok?, poi sarà 6usd la seconda notte. Pago per due letti ma spero di essermi finalmente liberato del marcamento a uomo, ma non è così, e ovviamente il monaco mi accompagna e resta a dormire in stanza con me, perché poi abbiamo altri piani di visite. Resisti. La sera cena con monaco e sorella, che prima volava invitare tutta la famiglia a un buffet 4 dollari a testa, indovina chi pagava, poi visto che ho detto sgarbatamente che non avevo fame e il festino era svanito, mi dirottano comunque al ristorante di lusso, con lui e sorella al guinzaglio ovviamente. Up to you, inizio a odiare questa parola. No, non mi piacciono i luoghi turistici, voglio quello street food dove ti avevo detto di fermarti prima, ma tu col tuo sorriso avvolto nella tunica arancione volevi a tutti i costi farmi fare la serata romantica a bordo fiume coi i camerieri in livrea, o fermarmi in un centro commerciale a farmi comprare qualche anello per la sorella, chessò.

 

 

    Mi han preso per uno di famiglia. Mostrando le foto di un tal mario bolognesi che se ne è scappato portandosi via un loro figlio in Tailandia, dicono. Visto che nel frattempo il monaco rientra, non può mangiare né farsi vedere in giro di notte. Grazie, mi lascia la sorella come guida battente bandiera cambogiana, che parla a sorrisi perché non abbiamo contatti linguistici il che forse è un bene. Bighelloniamo nel Night Market e finisco a fare un massaggio alla schiena per due dollari. Lei intanto gironzola attorno a una bancarella di gioie, sbirciando verso di ne, marcandomi a gringo, aspettandomi al varco. Cerco di fare il finto tonto, ma la commessa sorride. Le piace questo, per lei solo 10 dollari. Una collana di argento dorato. Perché così “you come back”. No, carina, giù le mani dal mio presente e dal tuo futuro, non voglio proprio tornare; ma alla fine per ringraziarla dell’aiuto (sic) nell’avermi trovato un hotel, le compro la collana. Lei è radiosa. Gironzoliamo ancora nel parco divertimenti per turisti, poi alla fine devo cercare di non prendere la sua mano che si avvicina nello scuro del sedile del tuk tuk. Tamburello sulla mia bottiglietta d’acqua fino a che lei non capisce. Finalmente guarda avanti e sospira, lanciandosi in una enunciazione incomprensibile ma insoddisfatta. Il vento nella notte scompiglia i suoi capelli neri e i miei pensieri altrettanto neri.

    In camera spengo il tv acceso, perché il già monaco dorme e io vorrei fare lo stesso, affidarmi alle braccia consolatrici di morfeo, almeno fino a domani. Forse è questo il condividere, io vivo come loro loro si aspettano che io paghi per tutti. Osmosi asiatico-europea. Siamo illusi, abbandonati nei nostri sogni di amicizia planetaria, no anzi siamo proprio cogl...ni. Chiudere gli occhi continua ad essere il mio unico rifugio solitario, sotto il cartello che vieta di portare in camera armi, droga e bombe a mano, mi raccomando…

    Alla mattina è un nuovo giorno, qualcosa di buono deve voler dire. Almeno sono rinfrancato e fresco. Facciamo colazione al bar cinese a fianco del lavaggio auto, uova io, zuppa di verdure e fegati di gallina per lui. Sempre quattro dollari, paga il gringo. Hai soldi per visitare tutti i paesi, vuol dire che sei ricco. Molti stranieri vengono qui a cercare la moglie, anche tu voi trovare “waii” cambogiana?  Sarebbe wife, capisco subito, dopo appena mezzora di Eh? eh? Ehh? Mi dispiace, ma questi se li è creati proprio il loro dio. Però il nostro sangue se lo meritano le nostre zanzare.

 

 

    La proposta è di andare al lago, cioè al Barai River, che è la risultanza di una piccola diga, ovviamente con la sorella, fare il bagno per farli felici. A me non interessa proprio, è sempre come essere ostaggio, e finanziarie della loro vita desiderata, non la mia. Ma siccome non so mai dove andiamo e spero sempre di scoprire qualche cosa di interessante, non faccio altro che per accettare.

    Dovrei esse solo, questa era la strategia del mio viaggio-avventura, per non essere sotto il ricatto continuo del compromesso che quando vai in compagnia a qualcuno piace fare lo shopping e a me no, io vorrei camminare ma agli altri pesa il culo, così insomma solo anzi in compagnia dei miei pensieri e della mia curiosità mi sento sempre libero. Invece eccomi qua, all’amo del monaco che voleva aiutarmi e alla fine mi usa come piedestallo, sostegno ed elemosiniere. Ogni misera loro scelta è infelice per me. Però so che l’ho voluto io, una parte recondita di me mi ha fatto lo scherzo di catapultarmi in questa avventura come sempre, perché se facessi solo quello che voglio, alla fine che gusto c’è? Se volevo il lusso me ne andavo a Nizza, no? Solo dopo un po' di giorni di stress e adattamento alla novità, riesco a ritrovare il mio punto di riferimento nel mondo. Dallo sguardo come mi danno i venditori mentre gli "amici" confabulano, capisco che sono sempre il turista su cui contare. Big chiken, just 10 dollar. Come in Italia, insomma. Yu uant fish? Is up tu you. Alla fine dico che il big cicken va bene, ma non serve il pesce, quanto vogliamo mangiare in tre? Dopo due minuti mi dicono che vogliono anche il pesce e che il tutto fa 15. Bello, devono sedere felici a nostre spese. Mi sembrava che se avevamo un grande pollo, era più che sufficiente. Ma alla fine il pesce viene e meno male, perché il grande grande pollo rinsecchito non ha in tutto lui più carne che una coscia di pollo italiano. Comunque, alla fine dei conti fanno altri 50 oggi, col tuk tuk a 16 dollari, più mancia poverino, perché lui è a salario e guadagna solo 100 dollari al mese..

    No non ho moglie, solo un figlio, e vaglielo a spiegare tu, però sono tutti contenti perché così sono un obbiettivo, insomma, voglio una moglie cambogiana? Perché lei vorrebbe venire nel mio paese e lavorare. Che bello. Libro cambogiano dei sogni. Non mi permetto di spiegargli la vita oltre l’orizzonte, che tanto non ci intendiamo. Né capiscono la mia espressione perplessa. No, proprio sconsolata. Ma non ci si può dire le cose in faccia, bisogna sorridere e compiacere, è la millenaria usanza asiatica. Le rive del lago sono organizzate come i bagni di Riccione, con i dovuti distinguo. Capanni di bambù condominiali con tetti di paglia accolgono famiglie che si sdraiano sulle reti e mangiano guardando i figli sguazzare a riva o avventurarsi al largo su nere camere d’aria di camion. Ogni tanto una venditrice viene a tentarti con la sua insalata di scarafaggi.

 

 

    Sir, dice il monaco, un buon souvenir per te sarebbe fare il bagno. Vuole a tutti i costi sostenere la mia soddisfazione sotto la sua ala, come qualsiasi brava guida turistica.

Ma no, grazie, non mi entusiasma. Nessun gioia, finora, nessuna sensazione di pace. Non ci pensano nemmeno a lasciarmi tranquillo, vedendo che ho sempre il muso. Perché dato che non gli puoi dire niente in faccia, ad un asiatico, per non ferire la sua suscettibilità, non mi rimane che chiudermi in me stesso come un bambino che fa i capricci. Ma da quando mi han catturato mi stan portando in giro come loro trofeo. Calma Max, che poi i disagi diventano vividi ricordi. Perlomeno la cura mi ha fatto bene, con loro mangio pochissimo e bevo solo acqua, rifiutando qualsiasi altra bibita. Una forma di penitenza, dato che non c'è nulla da festeggiare...

 

gennaio - aprile 2014

(Segue qui la seconda parte...)

 

inizia su :          Asia  1 - Istanbul

 

  Turchia - Istanbul   Vietnam - Saigon province - Ho Chi Minh City -  Mekong River
  Cambodia - Phnom Penh - Siem Reap - Angkor Temples - Prahear province   Laos - Vientiane - Luang Prabang
  Bangkok - Chiang Mai - Koh Larn - Pattaya   Malesia - Kuala Lumpur

20 - Thai Suggerimenti per Bangkok e Chiang Mai

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  Asia 1   -   Istanbul, porta d'Oriente

  2 - Vietnam: cappelli a cono e voglia di dollari

  3 - Vietnam : sorrisi e mine anti-bambino

  4 - Indocina Mon amour e disfatte coloniali

  5 - Vietnam  :   profferte e conti della serva

  6 - Mekong  :   il Bel Danubio giallo

  7 - Cambodia : corruzione a Phnom Penh

  8 - Phnom Penh : le gioie del woterfront

  9 - Cambodia: non mi fregare, monaco!

  10 - Cambodia: pallottole benedette

  11 - Siem Reap   :    Pub Street

  12 - Laos   :    Luang Prabang

  13 - Thai   :   Chiang Mai

  14 - Thai  :  Bangkok

  15 - Thai  .  Pattaya

  16 - El Nido : Le spiagge filippine

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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