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viaggi  - Asia 14 bangkok

 

apprendisti monaci a scuola

 

Bangkok

 

 

      Nove dollari per nove ore di viaggio dalla Cambogia, a bordo di un bus. Nel serpentone interminabile in attesa per il visto di ingresso al confine della Thailandia, sotto il vento di quattro grossi splinter di aria condizionata e altrettanti ventilatori, mentre tutti bevono esausti dalla loro bottiglia d’acqua, un finlandese beve dalla bottiglia di vodka. Poi ci trasferiamo in un nuovo minivan.

    Ormai a Bangkok il pullmino fa sosta al distributore. I passeggeri sono una merce, una carne. Spesso non viene scambiata una parola fra gente che non si conosce e chi viaggia da solo sperimenta il bello della solitudine. Trovi le risposte in te stesso, stimolato dalle avventure. Per questo i momenti di socialità rubati in una guesthouse fra estranei che si scambiano una informazione, un suggerimento, un racconto, finiscono per creare un legame che supera di molto la scarsità dell’attimo.

    Sono le 5 di pomeriggio. La tangenziale che attraversa la città è congestionata. Al di là dei guardrail vedo le punte colorate dei grattacieli. Chissà se la zona Lumphini sia più vicina della zona di fermata a cui ci stiamo dirigendo. Non me la sento di disturbare l’autista. Arriviamo così a Khaosan Rd., la zona dei backpakers. Tratto un taxi per Rama V, partisamo da 500 bath per arrivare a 400, 10 euro. La scusa è che dovremo fare un lungo giro per evitare le zone del centro bloccate dalle manifestazioni. Dieci chilometri mi costano più di trecento, zigzagando per le strade fuori dei blocchi della protesta di Shut Down e Restart Bangkok. I manifestati ce l’hanno a morte con Taksin, l’ex primo ministro multimiliardario che, obbligato all’esilio, ha potuto mettere la figlia al governo. Alcuni punti strategici del centro, come Silom Road, sono bivacchi e tende e bancarelle di magliette bibite braccialetti e bands musicali e palchi di oratori. Si respira un’aria da primo maggio sindacale, mercanti nel tempio compresi.

 

Il Buddha dormiente, 40 metri al Wat Po

 

      Bangkok quindici anni dopo. È come una Rio de Janeiro senza spiagge. Ma con una invasione di locali occidentali da far paura. Da sempre considerata la mecca mondiale dello shopping economico, strizza l’occhio ai turisti con le infinite bancarelle di orologi e penne, tshirt, pantaloni jeans e bermuda di tutti i colori, cd e dvd, accessori di elettronica. Sono famosi anche i negozi di seta thailandese. Grande scelta presso il MBK shopping mall, o nel Chatuchack Weekend Market. Chi non necessita di tessuti per vestiti o sciarpe può trovare interessante un set di boxer da letto in seta stampata con minuscoli elefanti, reperibile in tutti i mercatini. Auspicio di proboscide sempre alzata. Gioielleria e bigiotteria hanno un posto importante nello shopping, anelli, braccialetti e collane fanno mostra di sé sulle bancarelle di mall e mercati, oltre ai manufatti artigianali reperibili in ogni piazza o spiaggia del paese. Siam square la sera pullula di venditori di vestiti e t-shirt. Accanto ai tradizionali disegni di birre, elefanti e tuk tuk venduti indistintamente ovunque a prezzi che variano dai 100 ai 150 bath, può capitare la piacevole sorpresa di imbattersi in produttori alternativi o addirittura in firme indipendenti, che propongono tessuti che migliorano la già buona qualità commerciale o che innovano stampe e decorazioni. La tecnica è quella di non acquistare mai la prima cosa che piace: passeggiando e confrontando per qualche ora ci capiterà di imbatterci nl miglior prezzo o nell’oggetto più originale.

 

 

Lumphini park

       Bangkok è caotica, ma gli appassionati del verde saranno ripagati dai verdi sentieri del Lumphini park, dalle sue terrazze fiorite, dai campi di erba rasata attraversate dai giganti varani, lucertoloni preistorici che incedono lentissimi fra le pagode e le panchine in riva al lago, dalle quali si può appagare la vista con l'incredibile skyline dei grattacieli.

      La mia visita prediletta è al palazzo di Panthip Plaza, il regno dell’elettronica. Sebbene i marchi internazionali abbiano omogeneizzato i prezzi dei prodotti importanti, quali computer e smartphone, è possibile fare ottimi affari sulle periferiche e gli accessori. Attenzione soprattutto ai venditori del piano terra, in gran parte cinesi e indiani, che oggi ci sono e la prossima settimana chissà: può capitare di trovare oggetti contraffatti di scarsa qualità o in alcuni casi rubati. Ai piani superiori, i venditori sono fissi e la garanzia è maggiore. Pen drive e hard disk valgono sicuramente la pena. Non manco di acquistare alguni gadgets, come cavetti di alimentazione luminosi o lenti focali da applicare al cellulare per migliorare le foto.

       Poi un rapido giro nella notte. Il mototaxi zig-zaga padrone dei centimetri fra auto e auto. L’esperienza del moto taxi è da prendere con filosofia, il giovinastro alla guida sgomma improvvisamente agli incroci per dimostrarsi competitivo, se non hai le mani ancorate al sottosella potresti cadere rovinosamente all’indietro, sommerso fra le ruote di mille moto auto e tuk tuk. Più famosi e tecnologici, i tuk tuk thai sono tipo moto ape con lucette e motori truccati, fanno un rombo che prelude a sgommate, non come i carretti ancorati a motorini di Saigon o Phnom Penh. Mi scarica a Siam station, che non è la Silom station come avevo chiesto. Forse c'è problema di transito in questi giorni di rivendicazioni e di slogan "Restart". Nelle piazze chiuse da transenne e tende da campeggio, pochi dimostranti ascoltano le arringhe contro Berlusconi, ... ahem, Thaksin, il presidente fuggito in esilio, che ha però installato la figlia al governo. In un paese come la Thailandia, che per raggiungere il livello della altre tigri asiatiche aveva aperto le porte a qualsiasi tipo di investimento straniero, la corruzione aveva raggiunto livelli indecorosi. Ai militari, che non sanno governare ma solo proteggere la famiglia reale, tocca il ruolo del colpo di spugna almeno una volta a decennio. Venditori girano con tappetini per sdraiarsi a terra. Le bancarelle sono l’equivalente dei mercanti del tempio, le arringhe amplificate da milioni di watt hanno un timbro populista che dimostra come in politica le distanze non contino: Devo attraversare con le orecchie tappate, sperando di non offendere nessuno... Allegria, certo.

    Non è facile ritirare soldi alle Atm, non sai mai quando ti fregheranno, perché lo faranno di certo. Qui si scatena il furto di dati alle macchinette sputasoldi: la tua carta di credito è ad alto rischio sicurezza. Meglio saperlo in anticipo, e portarsene dietro almeno altre due, da tirar fuori se scoprite che la prima è stata clonata. Controllate i dati dei prelievi sul vostro conto, mi raccomando, e chiedete il blocco immediatamente: riuscirete a riavere il maltolto una volta tornati in patria, con le debite pratiche cartacee.

     Scelgo una tshirt, cerco la taglia large, perché qui tutto è proporzionato alla loro stazza, quindi “small” sta stretta a un bambino, mentre large è il “loro” large, che per gli occidentali è assai normale. Ma non c’è e il vendor vuole convincermi che M is better. Quanto? 180. Discount, chiedo? 160, ribatte. Facciamo 150. Ok.

      Molti turisti attempati negli hotel, grassi o magri che deambulano con precisione chirurgica fra poltrone e carrelli degli attendenti, in attesa dell'immancabile rito della notte: affidarsi alle sapienti mani dei centri massaggio. Orde di australiani e coreani, svizzeri e cinesi dalla pelle bianca e cadente invadono le affollati marciapiedi dei quartieri a luci rosse di Sukunvit e Nanà, anche a coppie come vecchi amici, sostenendo a vicenda coi racconti delle gesta della sera prima. Si aggirano fra calli e venditori di strada soffermandosi a parlare con le khatoey, le trans thai di stanza davanti al Sofitel. Si ride, si tratta, ci si eclissa in una stanza da dieci dollari.

     I giovani di tutto il mondo si danno appuntamento esclusivamente a Khao San rd, che è il luogo internazionale dei saccopelisti e degli ostelli, con bar, bancarelle con tshirt più artistiche, uno street-food occidentalizzato, molta frutta, bar stile western, guest houses a prezzi ragionevoli, ragazze col cartello pubblicitario davanti ai locali di grido.  Khaosan però è lontano da altri siti importanti, cosa che senza un Metro rende obbligatorio l’uso del bus o dei tuk tuk. Ma siamo vicini al fiume Chao Praya, che come una metropolitana d'acqua sbarca le sue orde di passeggeri ai vari moli che incrociano tutti i punti più caratteristici della metropoli.  

Luci rosse e occhi a mandorla

      I quartieri a luci rosse sono l’altro imperdibile business di una città votata al turismo di massa e capace di farlo girare molto bene. La vecchia PatPong tra Silom Road e Surawongse Road si dipana nelle calli mediane, Patpong Soi 1 e Soi 2 fra luci e musiche. Il quartiere, walking distance dalle fermate Sala Daeng con lo Sky Train BTS o Silom Station con la MRT Line, ha visto tempi migliori, resistono ancora numerosi locali pattugliati da una miriade di buttadentro che ti sventolano sotto il naso il menù con le prestazioni delle ragazze, con disegnini delle posizioni e relativo prezzo. Anche una turista di sesso femminile non si sente esclusa da un’atmosfera apparentemente “mens only” , perché essendo totalmente commercializzata, offre spunti interessanti a chi gironzola per le caratteristiche vie di una are denominata dal governo “Zona Ufficiale di Intrattenimento”. Molti considerano Patpong una trappola per turisti e in un certo senso è vero. I sex show che hanno luogo lungo la Patpong Soi 1 hanno la reputazione di generare un conto delle bevute spesso eccessivo, ma nonostante quello, con l’accortezza di non cedere a tutti i costi alla pressione delle avances e delle richieste delle ragazze di farsi offrire da bere, è ancora uno spettacolo popolare. Per gli inguaribili “sperimentatori sul campo”, è bene ricordare che la politica di ospitalità degli hotel verso le accompagnatrici occasionali è molto aperta, garantendo però il controllo dei documenti e contattando l’ospite con una chiamata al momento della loro uscita, per controllare che tutto vada bene.  I locali o cosiddetti “parlours” hanno anche stanze personali per coloro che on abbiano intenzione di portasi il “lavoro” a casa. Soi Cowboy è una nuova area sviluppatasi nel tempo, laterale di Sukumvit, una zona dove vivono molti espatriati. Come risultato, l’area ha visto fiorire numerosissimi bar, ristoranti  e negozi destinati a fornire gli stranieri o addirittura gestiti da loro. Sukhumvit Soi 11, una laterale dove un tempo c’era una casetta che vendeva pietre profumate, con solo qualche baracca, oggi è irriconoscibile, sprofondata fra 20 hotel e 40 locali internazionali, pub e ristoranti, con Aston Martin parcheggiate davanti a dine&dance.

      Il costo di un hotel decente a Bangkok parte dai 25 dollari per arrivare ai 100 di un 5 stelle prenotato con gli sconti su internet. Molti frequent travellers e budget travellers, interessati a minimizzare i costi, si accontentano di stanze basilari che partono anche da 10-15 dollari.  La maggiorparte degli hotel, anche di lusso, non si formalizzano per l'ingresso di accompagnatori o accompagnatrici al fianco dell'ospite, a patto di aver pagato per una stanza doppia.

      

 

      L’epicentro del distretto a luci rosse di Nana è un edificio di tre piani cresciuto attorno a una piccola zona aperta, il NAP (Nana Entarteinment Plaza), che funga da areae per gli open beer bar. Su quest’area si aprono gli ingressi di nuovi show parlours con le immancabili conigliette che danzano sui palchi o eseguono provocanti numeri di pole dance. A differenza di Patpong, il lavoro di offerta è anche più esplicito nel quartiere a luci rosse di Nana. La ragazze in abiti succinti giocano apertamente le loro carte nelle strade che separa nana da Soy Cowboy, a 15 minuti di distanza. Nei numerosi beer bar che si affacciano sulla strada è tutto un rigurgito di profferte e corpi che cercano di catturare i passanti con richiami, carezze e sorrisi. Le fermate del metro BTS Asoke e Sukhumvit MRT sono le più vicine.

      I cosiddetti “amanti della gnocca” insistono sul fatto che, oltre agli incontri in discoteche e bar, Bangkok si distingue per una provato mercato del massaggio erotico, estensione del più casto e sano Traditional Thai Massage, che già di per sé vale la pesa di una approfondita sperimentazione. A fianco di centinaia di grandi e piccoli locali che espongono l’insegna “massaggio” in ogni strada della città, spesso presidiato in strada dalle lavoratrici che non mancano di mandare i loro interessati richiami. Un massaggio terapeutico parte dai 200 bath, uno spinto dai 1000 in su. Un posto d’onore spetta ai Soapy Massages, i massaggi di schiuma, effettuati in stabilimenti più attrezzati che accolgono i clienti facendo scegliere la professionista fra un ampio parterre di lavoranti a contratto o free lance. I prezzi si differenziano in base all’età e dal personale, laddove il gusto di asiatici ed occidentali spesso non collima. I migliori Soapy Parlours, il vecchio e frusto Annie’s Sauna and Massage in Nana o i recenti e stellari Cesar’s, Manuelle e Nataree nel quartiere Huay Kwuang, propongono massaggi full partendo da 2500 bath per 90 minuti, fino ad arrivare ai 4000.

      Quanto costa Bangkok

      Nonostante l’Asia sia sempre a buon mercato, inevitabilmente a Bangkok i pezzi sono il doppio delle vicine Cambogia e Vietnam. Una birra alla spina 2,20 euro, quando là è 0,50 dollari, ma se per i moto taxi e le birre costa almeno il doppio, la metro è a 50 centesimi e gli occhiali falsi 2 euro in bancarella. Basso il costo di metro e bus. Da 20 bath, fino a 40. Metà rispetto al Brasile o all'Italia.

      In hotel il succo d’arancia fresco costa 60bt, in strada 20, il succo di passion fruit 40. Buone accomodations si trovano dappertutto, basta decidere in quale area fare base. Sukhumvit è vitale, e Siam Square moderna, Lumphini tranquilla e pratica per ogni spostamento, Silom interessante per le escursioni. Dai 15 ai 100 euro la scelta è enorme.    Esistono aree meno costose. Silom, vicino al fiume Chao Praya e nei pressi di Chinatown, propone cibi e bibite a metà del prezzo di Sukumvit. Una volta deciso il piano delle visite, il turista può cercare la migliore proposta online. Per le visite e un po’ di preparazione preventiva il web non manca di suggerimenti sui palazzi e i siti da visitare, altrimenti un approfondimento ulteriore può venire dalle guide Lonely Planet scaricabili e gestibili dallo smartphone senza appesantirsi di libri da portasi appresso per strada.

      I thailandesi sono sorridenti e servizievoli, credo che la scuola sia touristic oriented anche con i più piccoli, mi capita spesso di venire salutato da sorridenti studenti delle elementari con festosi “Hellòo” o “Good moniiin...” Qui le cose vengono fatte più professionalmente che nei vicini paesi alle prime armi, la Thailandia non ha mai fatto guerre e ha una lunga tradizione di ospitalità di massa.

      Strizzano sempre gli occhi, probabilmente assumono sostanze eccitanti. Qui infatti è nata la Red Bull, poi scoperta da un austriaco che ne ha brevettato il marchio e ora la esporta a ettolitri, preoccupandosi solo di imbottigliarla col suo marchio vendendola a dieci volte tanto. Ma nei 7Eleven la scelta di bottigliette energizzanti è notevole, forse per questo il popolo thai è sempre in movimento, attivo, a caccia di soldi per resistere in metropoli dalle infinite offerte. I massage, quelli di obiettivo promiscuo, non sono stati inventati per i farang, gli stranieri. Molti mariti escono per comprare le sigarette e si rintanano nei loro bar karaoke preferiti, ora diventati luogo di ritrovo con ragazze. Nonostante questo la polizia ogni tanto fa controlli. Incredibile, la città si regge sul sesso e loro fanno controlli. Sicuramente per avere il diritto di esigere tangenti a gettito continuo.

 

bar mobili a Sukhumvit Soi 11

 

      I quartieri alla moda si sono spostati verso il Chao Praya, il fiume che attraversa Bangkok come un serpente e diventa via d’acqua per il trasporto e il commercio, come il Canal Grande a Venezia. Per effetto dell’obsolescenza degli edifici l’antico fulcro a luco rosse di Patpong è ormai l’ombra di se stesso, mentre Nana e Soi Cowboy impazzano. Mi suggeriscono di fare un salto al sito dell’antico Patpong, laterale della turistica Silom, ma ormai in decadenza e abbandonato alle bancarelle degli orologi fasulli. Può essere curioso magari bere una birra Singha al Telephone Bar, una delle più antiche istituzioni che resiste ai colpi dei social network e dei siti di incontro. Su ogni tavolo numerato è posato un telefono stile retò, dal quale puoi chiamare altri tavoli.

      Parlando di stile retrò preferisco però i Volkswagen bar con lucette di Natale, molti in soi 11 Sukumvit, dove i bar hanno le balaustre in strada e tutti osservano tutto, mentre le ragazze girano instancabili a chiedere di farsi offrire un drink. La competizione è grande, la lotta serrata, ma si vive con poco, in sella alla vita giorno dopo giorno, fra mozziconi di frasi in russo, in inglese, francese, cinese, coreano e thai. L’atmosfera è un ingorgo di carne, di occhi, di mani, di fumo bollente che esce da un pentolone d'angolo e colpisce anche solo per la curiosità che suscita. Non dev'essere molto diverso da com'era centinaia di anni fa, l'Asia dopotutto è stato il primo mercato globale del mondo moderno. Ma a questi prezzi, vale la pena capire perché il turismo che cerca lo svago si sia stancato dei vecchi tromboni e perché tutti vengono qui a divertirsi, mentre da noi troppi campano sui divieti imposti agli altri. Le amanti sembrano tutte ballerine, non importa l’età; gli stranieri che le accompagnano a comprare regali nei grandi negozi sembrano invece tutti pirati male in arnese, rugosi, sbragati, coi capelli arruffati, vestiti come se fossero backpakers ventenni. I benpensanti in patria sono stati spinti a criticare le usanze liberali dei paesi meno repressivi, ma cosa dovrebbero pensare quei paesi di questi turisti che non escono da nessun profilo-paese esistente?

      La Thailandia è una società strutturata tradizionalmente. Non ha gli impulsi centrifughi del nuovo mondo, come il Nordmerica e il Sudamerica. Lo noti anche dalle categorie. Ci sono molti gay nei locali e nelle strade, persone che fanno una vita normale e non assumono ruoli identitari differenti da quelli che seguono i loro coetanei in ogni altra parte del mondo. Una larga parte ha invece comportamenti assolutamente effeminati. Ciò è ascrivibile al buddhismo, praticato per il 95% della popolazione, il quale non considera l’omosessualità come un peccato e non ha divieti specifici sullo lo stile di vita e l’identità da adottare. In ogni strato sociale metropolitano o rurale viene accettata la figura dei ladyboys, ragazzi che si vestono e si comportano da ragazze. Ciò rende quindi superfluo il mascheramento sociale di alcune tendenze ancora oggi considerate deviate in occidente. Molti locali a luci rosse sono specifici per ladyboys, ruolo che confina con quello più definito dei Kathoey, i trans da sempre rilevanti nella società e nella cultura thai, fino ad aver goduto in passato di un certo prestigio ed essere tuttora assiduamente presenti nelle trasmissioni televisive.

 

    

      La strada è come il prolungamento di casa propria: senza privacy, senza vergogna. Puoi scorgere una vecchia seduta a terra che mangia il mango che le hanno donato, o due tedesche si spruzzano americanate sulle gambe mangiate dagli insetti, forse dai bed bugs che infestano i materassi delle stanze da pochi soldi.

      Un’altra cosa positiva sicuramente è il fatto che all’estero osservi pubblicità e incitamento che non sono diretti a te, ti senti escluso da questa forma di persuasione almeno per tutta la durata del viaggio. Vent’anni fa avevo lasciato un’Asia che sentivo troppo antica, troppo piena di tradizioni incomprensibili. Non si può toccare la testa di qualcuno, non si possono indicare le persone con le dita, non si può ringraziare a mani giunte chi sta facendo un servizio. Gli occidentali sono sempre dei farang, qualcosa d’altro e di diverso, pelle chiara, peli e occhi grandi, animali che mai si integreranno, che non capiscono, che non si conformano a una cultura millenaria che pervade le case e le strade, i pensieri e i gesti ancora oggi, esattamente come i primi colonizzatori all’epoca degli shogun. Ancora adesso osservo con poca energia due mondi che si tastano senza vedersi. Ci vuole più forza di quella che ho per stare qui scomodi.

      Sguardo fuori fuoco, zero interazione con ciò che mi circonda. Non mi interessa il mondo internazionale dei bar che strizzano l’occhio al turismo, anche se per disperazione alimentare cerco riparo in FireHouse di Jack is Here, nella viuzza soi 12 di sukumvit. Un hamburger e due birre, 680bt, come in Italia, 15 euro. Vedo luci e balli oltre la strada. Cosa serve divertirsi? Cazzo, non sono nemmeno a metà viaggio. Questo è l’ultimo. Non ne farò più così, non ce la faccio.

     

Kaosan Road

 

      Con la strada non parlo, non ascolto, sbotto. In 15 anni il cibo è peggiorato, emerso inutilmente. Solo cercando lontano dai centri di può resistere alla civilizzazione schiava anonima competitiva marcia. Cammino parlottando (camminando) piano a mezzo mondo di distanza. Le sottili trame asiatiche sono un mistero per me. Ora me ne sto di fronte alla strada come una scimmia di fronte a un incendio.

      Un indiano in strada chiede 1800 per un Rolex Seamaster, poi se nicchi  te ne mostra uno migliore, un Daytona dorato con tutti i pulsanti che funzionano e anche un cinturino migliore, te lo darebbe gratis, o almeno per 1500. Sfilano dove ci sono i turisti, a fianco delle balaustre dei bar, cercando di portare a casa almeno una vendita. Partono alto ma scendono, scendono fin dove nega la tua testa sconsolata. Il mercato degli orologi falsi è in mano agli indiani perché sono i migliori a parlare inglese, cosa indispensabile per un prodotto del genere.

      Nel quartiere malese un vecchio cammina in modo da farmi ricordare quella battuta: cameriere, ha le cosce di rana? No, l’artrite. Ha una camicia azzurra ben stirata, pantaloni scuri, porta un paio di occhiali con montatura nera che sembrano più grandi di lui. Esce da un’auto imprecisata, grande, d’altri tempi, che ricorda la copia di qualche auto europea importante dell’epoca. Non credo sia mai uscita dai film asiatici dell’epoca.

      Eppure è vero quello che racconta lo scrittore Lawrence Osborne: a Bangkok sono approdate legioni di  personaggi fuggiti da un'esistenza senza carriera, senza prospettive e senza un soldo. Ti ci puoi perdere, e proprio per questo sentirti a casa tua.

 

 

 

gennaio 2014 - aprile 2015

 

qui l'inizio del reportage    Asia 1 - Istanbul

 Chiang Mai  -  Bangkok  -  Pattaya

 

  Turchia - Istanbul   Vietnam - Saigon province - Ho Chi Minh City -  Mekong River
  Cambodia - Phnom Penh - Siem Reap - Angkor Temples - Prahear province   Laos - Vientiane - Luang Prabang
  Bangkok - Chiang Mai - Koh Larn - Pattaya   Malesia - Kuala Lumpur

 

 

Visitare Marrakech

 

 

 

 

 

 

  Asia 1   -   Istanbul, porta d'Oriente

  2 - Vietnam: cappelli a cono e voglia di dollari

  3 - Vietnam : sorrisi e mine anti-bambino

  4 - Indocina Mon amour e disfatte coloniali

  5 - Vietnam  :   profferte e conti della serva

  6 - Mekong  :   il Bel Danubio giallo

  7 - Cambodia : corruzione a Phnom Penh

  8 - Phnom Penh : le gioie del woterfront

  9 - Cambodia: non mi fregare, monaco!

  10 - Cambodia: pallottole benedette

  11 - Siem Reap   :    Pub Street

  12 - Laos   :    Luang Prabang

  13 - Thai   :   Chiang Mai

  14 - Thai  :  Bangkok

  15 - Thai  .  Pattaya

  16 - El Nido : Le spiagge filippine

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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