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viaggi  - Asia 13 - chiang mai

 

Festa dei fiori a febbraio

 

Chiang Mai

 

       Negli anni la tranquilla città di Chiang Mai è cresciuta, si è ampliata di nuove guesthouses, hotel e ostelli dentro e fuori le mura. Sono tradizionali nello stile dell'antico regno Lanna, che assimila caratteristiche delle vicine Birmania e Cina, tutte in legno e con ampi tetti spioventi a forma di pagoda. Le costruzioni di oggi invece tendono a modernizzarsi, come il Soho hostel, struttura giovanile con letti a cubo in stanze che rivaleggiano con i più rifiniti 4 stelle. L'estensione raggiunta da questa pacifica cittadina del nord la puoi scorgere dalla terrazza del superbo tempio Doi Suthep in cima alla collina che domina la regione. Ma di templi è piena la città, in ogni strada o vicolo è possibile visitarne almeno uno, grande o piccolo, ma tutti con le finiture dorate, le colonne intarsiate, i grandi buddha a infondere serenità, i giardini curati e profumati di bouganville.

      Per strada ti imbatti in carretti che vendono frutta o crepes, o negozi che confezionano abiti su misura in 24 ore, gestiti da sarti pakistani. Nei bar serali con ragazze in abiti succinti la cosa da fare è giocare a biliardo: mandare le palle in buca con la stecca sembra essere lo sport nazionale. Questi bar si trovano nella Loi Kroh Road appena a sud delle mura, dirigendosi verso il Night market che ogni pomeriggio accoglie i turisti con le sue bancarelle di ventagli variopinti e parasoli in carta, comode giacca e pantalone in cotone intrecciato, riproduzioni artigianale di vita campestre battute a sbalzo su lamiere di zinco, ma anche orologi, penne, gadgets elettronici luminosi.

      Compro il biglietto per assistere agli incontri di boxe muai tai all'aperto. Mi fan sedere al tavolo di un bar dove una ladyman continua a perturbare; deve vendere prima che l'incontro mi distragga. I bar sono in bella vista, la pareti aperte sulla strada, le persone sedute sul marciapiede, l'effetto è di godibilissima interazione con la vita circostante. Passo davanti al bar 2brothers, dove una allegra compagnia mi invita a una sfida a biliardo, ma non me la sento di entrare per sentirmi spinto a un massaggio con uno di quei ragazzi svolazzanti che ti gorgheggiano dietro mentre cammini in strada. Me ne torno a dormire alle 3,30, con il tv a basso volume che trasmette un ottimo film sulla guerra vecchio ma datato, con un sempre truce Mickey Rourke che parla asiatico.

       Le giornate si protraggono in un piacevole vagare impreciso e senza meta, la luce è trasparente, il sole caldo, il cielo blu. Questo vagabondare è molto rappacificante, quando mi stanco entro in un tempio, mi siedo in uno dei divani preparati per i visitatori, ammiro una statua dorata: posso utilizzare i bagni per riassettarmi dal lungo peregrinare. Dalla porta North Gate dell’antica muraglia si diparte la Chang Puak road, che dopo aver attraversato i quartieri laboriosi, dalle università popolari e dalla zona dei laghi conduce alle lontane regioni al confine col Myanmar. Raggiungo la zona più popolare, dove hanno sede anche alcune università. Per 30 bath, 80 centesimi di euro, acquisto un misto di frutta esotica in sacchetto al Siriwattana market, un’area estesa e coperta dove decine di banchi vendono pesce, verdure, polli grigliati, frutta tagliata a pezzetti e cibi pronti in pentolini multicolori.

     La sera mi ubriaco di colori al China Town, dove pentoloni di pasta con gamberi in bellavista, riso allo zenzero e bocconcini di pollo e maiale in agrodolce attendono i visitatori.

  

Cibo di strada a China Town

 

      Ogni giorno, seguendo una confortante disciplina, commino per quattro chilometri in lungo e in largo dentro la città murata, osservando negozi di artigianato e bancarelle. In un minuscolo bar che propone caffè in stile Starbucks, semplici frullati gelati con preparati liofilizzati, entro in discussione con un olandese solitario, con cui confronto la lista di luoghi interessanti. Dopo i convenevoli templi e siti archeologici, finisce per propormi un dopocena in un lap bar. Decidiamo di cenare all’Aroon Rai in Kotchasan, a due passi dal Tha Pae Gate, la porta est. E’ un locale aperto, senza muri laterali, i tavoli in formica sono sistemati fra le colonne portanti di quello che sembra il parcheggio di un centro uffcici, ma la cucina prepara la migliore cucina nord tailandese, chiamata Northern Curry. Mi faccio una zuppa Tom Yan Pha medium spicy, che per il mio palato europeo risulta ovviamente super spicy.

          Con la moto presa a noleggio per 200 bath al giorno, mi dirigo lungo la strada che oltrepassa la stazione ferroviaria e mi addentro nelle regioni collinose, verso i laboratori di ventagli e ombrelli colorati e i laboratori di mobili intagliati di Ban Bo Saang e le hot springs di San Khampaeng. Usciti dal City limit, i cartelli perdono la traduzione in inglese, pare di essere oltre Sterzing. Per racapezzarti devi domandare al professor Indiana Jones.

Caves hills, hot springs. Caverne e colline, fattorie con acque curative, lande desolate dove svettano enormi buddha di gesso. Aruspici e offerte negli antichi villaggi e agli angoli delle strade sono la versione buddhista del mercato delle indulgenze.

 

il tempio Mahawan in Thapae road

  

      A due passi dalla Tha Phae Gate c’è un tempio grazioso, coccolo nella sua modesta dimensione. Ha una tettoia sotto la quale una mezza dozzina di persone in divisa fanno massaggi a persone distese sui materassini appoggiati su strutture in legno. Pago per un massaggio generale di un’ora per 140 bath, circa tre euro. Si sente la qualità della tecnica. Chiedo se hanno anche una scuola. La donna dice di sì, il Maestro Joe è nella cappella che sta facendo lezione. Sarà alto un metro e settanta, ha un corpo tozzo, paffutello che ti dà l’idea del panda, capelli neri lisci e occhi che suggeriscono una discendenza mongola. Mi dice che posso iniziare anche domani e affiancare il suo unico studente, un ragazzo spagnolo. Davanti alla scuola di massaggio del tempio, campeggia una statua seduta di Chewaka primo maestro indiano, 260 anni fa. L’indomani inizio il corso di massaggio tradizionale, note importanti, capire le linee del corpo ovvio, ma anche la postura del massaggiatore del massaggiatore, la posizione delle mani, l’uso del peso e non della forza, quando mettersi confortevole davanti al massaggiato e a 90 gradi rispetto alla parte da trattare, per arrivare a fare ed ottenere beneficio generale. Che forza, aspettavo questa esperienza da vent’anni!

 

     

aula di massaggio nel tempio

 

      Nel Mahawan Temple e posso vivere lontano dalla confusione, in un’atmosfera più familiare e confortevole. L’incidente di moto a Luang Prabang e l’impegno di andare ogni giorno a medicarmi in ospedale mi hanno impedito di proseguire fino a Bangkok ed è stato un bene. Più di tutti duole il piede sinistro, al momento di mettermi a terra dopo un po’ di riposo, i tendini fanno male in modo lancinante.  Perché non sono un allievo zen modello? Perché mi dico sempre "un giorno troverò un momento di pace per meditare e scoprire cos’è un me stesso che rotola"? Non riesci a mettere il pratica la lezione ed essere zen in mezzo alla tempesta di sabbia, di traffico, di città caotica. Guardo al prossimo evento. E' difficile capire sempre la pronuncia inglese del maestro Joe, che per dire piede dice FUSS, per dire montagna dice MODEM. Le sue guance paffute spesso nascondono delle foglie di Krathom, una pianta simile al caffè, che Joe usa masticare durante il giorno, sputando il liquido di quando in quando. Sembra avere su di lui un effetto tranquillizzante, ludica, come per chi mastica tabacco. Dice che lo aiuta nelle lunghe ore di lezioni e massaggi, ma poi aggiunge che anche sua moglie è contenta dell’effetto. E ride. Fra pochi giorni imparerò le tecniche Tok-sen di massaggio col martelletto di legno.

      Intanto mi godo questo paradiso perduto fra i grandi alberi di magnolia, i momenti seduto a leggere sulla panca di marmo, i piatti di riso mangiati insieme sul tavolino del tempio, i saluti ai monaci vestiti col saio color zafferano, lo sguardo silenzioso dei chela intenti a pulire il giardino dalle foglie...

 

 

 

gennaio 2014 - aprile 2015

 

 

 

 

qui l'inizio del reportage    Asia 1 - Istanbul

 Chiang Mai  -  Bangkok  -  Pattaya

 

  Turchia - Istanbul   Vietnam - Saigon province - Ho Chi Minh City -  Mekong River
  Cambodia - Phnom Penh - Siem Reap - Angkor Temples - Prahear province   Laos - Vientiane - Luang Prabang
  Bangkok - Chiang Mai - Koh Larn - Pattaya  Malesia - Kuala Lumpur

20 - Thai Suggerimenti per Bangkok e Chiang Mai

 

Dubai e Hong Kong

 

 

 

 

 

  Asia 1   -   Istanbul, porta d'Oriente

  2 - Vietnam: cappelli a cono e voglia di dollari

  3 - Vietnam : sorrisi e mine anti-bambino

  4 - Indocina Mon amour e disfatte coloniali

  5 - Vietnam  :   profferte e conti della serva

  6 - Mekong  :   il Bel Danubio giallo

  7 - Cambodia : corruzione a Phnom Penh

  8 - Phnom Penh : le gioie del woterfront

  9 - Cambodia: non mi fregare, monaco!

  10 - Cambodia: pallottole benedette

  11 - Siem Reap   :    Pub Street

  12 - Laos   :    Luang Prabang

  13 - Thai   :   Chiang Mai

  14 - Thai  :  Bangkok

  15 - Thai  .  Pattaya

  16 - El Nido : Le spiagge filippine

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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