Mappa del sito   .    Blog   .   Brasile    .   Vagabondaggio   .   Foto   .   Viaggi   .   Procedere a scatti    .  Libri   .   Contatti

 

HOME

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

viaggi  - Manila - Philipines

 

 

 

Attenti a Manila

      Un prezzario dei taxi dall’aeroporto al centro cittadino non esiste, o se c’è viene saggiamente nascosto. Si arriva all’aeroporto di mMnila e nessuno ti dice nulla, non ci sono aiuti, poliziotti solerti, uffici informazioni, solo i procacciatori ad tenderti la trappola accettata da tutti.  I forum online ti mettono in guardia in maniera generica, ma non danno alcun suggerimento sulla corretta tariffa, e il turista impreparato non rimane che dubitare di tutti, ma cadere nell'inevitabile rete. Quindi attento a cosa? Tutti complici e tutti conniventi a fare in modo che un taxi rugginoso sprema a un turista 1800 pesos, invece dei 400 previsti, che è più del costo di un hotel di base. Inoltre le banconote da 100 e da 1000 hanno la stessa dimensione e praticamente lo stesso colore, blu scuro le prime e viola scuro le seconde. Un disastro, ti trovi a non capire più dove hai spesso i soldi, dove hai confuso le banconote...

      La criminalità fuori da Manila è praticamente assente, a parte al sud di Mindanao dove ci sono i gruppi ribelli musulmani, i cosiddetti Abu Sayyaf gruppo terroristico legato ad Al Qaeda.

      Si, è meglio scappare da Manila, è un casino incredibile, ma chi è abituato alle caotiche metropoli tropicali troverà tanti lati positivi come Intramuros, la città vecchia spagnola, Rizal Park, i tramonti su Roxas Blv vicino all’ambasciata americana sul lungomare e i mercatini super affolati a Quiapo con c’è la famosa chiesa dove ogni gennaio si ammassano per toccare il patrono, dove trovi per strada elettronica e gioielli,  orologi tra rolex e cartier come un po’ in tutta l’Asia, il quartiere Baclaran dove vendono vestiti e poi Binondo dove vendono generi vari, sobborgo più rude e sinistro, ma non come Tondo che è il più povero e pericoloso di Manila, ma dove rischi di conoscere la vera gente del posto, li tocchi con mano...  e loro ti fottono il portafoglio.

      Il taxista ti passa le dritte, ti domanda se ha già la fidanzata filippina, ti propone il Mabini bar, “good 4 night drink and girl vitamin”. Si, perché le ragazze filippine qui sono chiamate confidenzialmente vitamina, l’energia della vita, come dargli torto? Qualcuno ha alzato la mano dichiarando che il termine è maschilista? Sono certo che il tuo portafogli è altrettanto vitamina per i taxisti locali, le ragazze e anche i promoter di qualsiasi altra mercanzia...

      Chiuso fra le mura protettive dell’Hotel Orion, puoi scorrere il web alla ricerca di ispirazione. Ci sarebbe un Hibiscus a Puerto Princesa e un Marina Garden a El Nido, ottima meta per scoprire i veri tesori delle Filippine: il mare e una miriade di isole deserte. Puoi prendere per buono il suggerimento che scorre sui forum: non occorre prenotare, l’offerta è grande, si trova sempre qualcosa di decente arrivando sul luogo. Come sempre mi affido alla speranza di avere voglia di cercare e comparare le offerte una volta arrivato. Non è così che siamo abituati a fare? Affrontare il mercato e scegliere in pace. Ma qui la realtà si rivelerà diversa.

      Pilipinas dà l’idea di un paese povero, caotico e disorganizzato. Il più delle persone hanno piccoli cellulari ancora del tipo pre smartphone, oggi costeranno cinque euro. Poca tecnologia, molto malaffare, corruzione, assalti, meninos de rua, drogati, ladri, taxisti truffatori o tramaccioni o entrambe le cose. Tutti ti chiamano sir o boss, nei mercatini o per strada, i tassisti o nei ristoranti. Nessuno vuole lasciarti andare, è la strategia della vendita aggressiva, tanto nota nei paesi in via di sviluppo. Qui infatti non esiste una società dell'assistenzialismo, né tantomeno i sindacati che ti proteggono e blindano i salari e il lavoro. Se vuoi sopravvivere devi buttarti e saper anche nuotare. Che mondi, imparare a sopravvivere con le proprie forze, chi ne sarebbe capace da noi? Ormai nessuno.

      Fugaci visite alla città. Tutti consigliano di fare così, restare a Manila solo per lo stretto indispensabile. Che è almeno un giorno, perché ovunque vogliate andare, per qualsiasi destinazione interna i voli partono solo da Manila.

 

 

     L'indomani altro  taxi, questa volta chiamato dall’hotel, per cui costa un quarto. Le hall dell’aeroporto sono zeppe di persone in attesa. Non c’è un posto a sedere. Sui muri campeggia un monitor che mostra immagini di repertorio del paese, promuovendo le sue bellezze, alternandosi a manifestazioni ed eventi futuri: chissà se al ritorno ci sarà modo di assistere all’esibizione di Lenny Kravitz live al Makati Metro di Manila, il 24 marzo... Nelle sale di attesa degli aeroporti, una folla gremita sui pochi sedili o seduta a terra. Nelle stanze ci sono i cartelli di plastica che indicano i vari voli e ogni tanto un addetto ne sfila uno e gira per la stanza a segnalare l’inizio dell’imbarco. Gli orari comunque sono indicativi, nel terzo mondo lo devi sapere, ci si dota di tecnologia come gli altri paesi, aeroplano, cellulari, automobili, ma il tutto è mediato, direi disciolto nella consuetudine che lo contiene, adeguandosi all’abitudine, nessuno cambia per la esigenza dello strumento, questo invece si adegua alla lentezza del vivere quotidiano, dell’accettare, del decidere, dell’attendere,alla sua atavica propensione sonnolenta e felice. La gente non mostra di soffrirne, e come potrebbe? Già il fatto di poter viaggiare rappresenta una opportunità, per il resto ci si affida all’indulgenza delle classi dominanti, funzionari e polizia in primis. Solo i turisti appaiono indecisi, allertati da tanta inedia, per carenza di notizie certe.

      Rubo un dialogo fra un indiano e una addetta al bancone che conferma che il volo previsto partirà da quella sala, poi siedo sul lastrone di un davanzale, in deferente attesa. Quando finalmente veniamo chiamati, la processione si avvia all’uscita, incanalandosi dignitosamente, come ad attendere la benevolenza da parte dell’addetta al bancone, se li giudica degni di attraversare la porta del destino. Veniamo fatti salire su un vecchio autobus malandato, con l’autista che circola piano dentro la pista cercando di capire su quale aereo scaricare la gente. Dovevamo partire alle 15 e arrivare a Puerto Princesa alle 16, ma alle 16.30 siamo ancora addormentati dal rullaggio in pista.

      Dopotutto, la calma è una virtù.

 

 

     aprile 2015

 

 

qui l'inizio del reportage    Asia 1 - Istanbul

 

 

  Turchia - Istanbul   Vietnam - Saigon province - Ho Chi Minh City -  Mekong River
  Cambodia - Phnom Penh - Siem Reap - Angkor Temples - Prahear province   Laos - Vientiane - Luang Prabang
  Bangkok - Chiang Mai - Koh Larn - Pattaya   Malesia - Kuala Lumpur

 

 

Visitare Rio in tre giorni

 

 

 

 

 

  Asia 1   -   Istanbul, porta d'Oriente

  2 - Vietnam: cappelli a cono e voglia di dollari

  3 - Vietnam : sorrisi e mine anti-bambino

  4 - Indocina Mon amour e disfatte coloniali

  5 - Vietnam  :   profferte e conti della serva

  6 - Mekong  :   il Bel Danubio giallo

  7 - Cambodia : corruzione a Phnom Penh

  8 - Phnom Penh : le gioie del woterfront

  9 - Cambodia: non mi fregare, monaco!

  10 - Cambodia: pallottole benedette

  11 - Siem Reap   :    Pub Street

  12 - Laos   :    Luang Prabang

  13 - Thai   :   Chiang Mai

  14 - Thai  :  Bangkok

  15 - Thai  .  Pattaya

  16 - El Nido : Le spiagge filippine

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

sAlta al blOg